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«San Nicola di Myra»
ai greci ortodossi di Bari

«San Nicola di Myra»  ai greci ortodossi di Bari

La chiesa del Sacro Cuore concessa agli ortodossi greci

di Gianluigi De Vito

BARI - C’è un «miracolo» percepito poco e il più delle volte ignorato che le migrazioni globali realizzano anche nel recinto della città. Grazie agli immigrati diventa sempre più plurale la scena religiosa di Bari. E questo non solo per la sempre più strutturata presenza islamica nella grande moschea di Bari in via Cifarelli, il radicamento della collettività indiana sikh nel gurdwara di Bitritto, il consolidamento di quella indu nel tempio a San Cataldo, il rafforzamento di quella indu tamil nella kovil di Torre a Mare e la crescita delle collettività nigeriane nelle chiese pentecostali di via Ascianghi.

Almeno a Bari, il fattore che più ha inciso nel rendere plurale la presenza religiosa è la rilevanza assai consistente della presenza ortodossa. Ovvio, si dirà, nella città che venera un santo d’Oriente, San Nicola, il dialogo diventa più facile. Vero, ma niente era scontato. Ma se la religiosità degli immigrati ha prodotto un effetto importante sul corpo e sull’identità sociale della città è grazie soprattutto agli ortodossi. Ieri, un altro piccolo miracolo. Il vescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, in occasione della visita a Bari del patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha concesso la piccola chiesa del Sacro Cuore, nella centralissima via Cardassi a Gennadios Zervos, arcivescovo ortodosso d’Italia e Malta.

È la quarta volta che Cacucci fa spazio alle comunità straniere ortodosse: «Santa Chiara» concessa ai georgiani, «San Gaetano» agli etiopi, l’«Immacolata» agli eritrei. All’elenco andrebbe aggiunto «San Gregorio», per anni concesso ai romeni, ma quel tempio è sotto l’egida dei domenicani che governano la Basilica di San Nicola. In realtà c’è da annoverare anche «Santa Colomba» come luogo di culto ecumenico per luterani e anglicani. E, da ieri, greco-ortodossi hanno un tempio, la chiesa del «Sacro Cuore», appunto, ribattezzata «San Nicola di Myra». Tutto questo, va detto, ha avuto un impulso: la presenza dei domenicani, i primi a tradurre nei fatti il dialogo con gli ortodossi. Loro i primi a consentire che nella cripta che custodisce gran parte delle reliquie del Santo d’Oriente fosse costruito un altare per il culto ortodosso. E ancora oggi, rumeni, georgiani, africani, greci e russi si ritrovano nella cripta in occasioni delle celebrazioni solenni.

D’altra parte, se a Bari l’ecumenismo non ha mai vissuto l’ «autunno» è anche grazie a Cacucci che con l’ecumenismo del fare ha aperto alle collettività immigrate, favorendo relazioni.

Per carità, nel caso dei greci ortodossi il discorso è diverso. La comunità ellenica non è percepita come estranea e lontana. Anzi. Ma guai a pensare che l’ormai ridotto flusso di studenti universitari (preferiscono il Nord Europa) renda insignificante il «cantiere ortodosso» barese. «Non ci sono solo i nuovi arrivi, bisogna considerare i greci presenti da anni e i loro figli, ma anche i nati da matrimoni misti. Siamo almeno 6 mila a Bari e in provincia», dice Giovanni Maria Panaiotis Grittani Thalassinos, il presidente della Comunità ellenica di Bari che ha sede in via Isonzo. Fa notare il console onorario, Stelio Campanale: «Se la chiesa russa è rimasta chiesa è grazie ai greci che per più di 15 anni l’hanno frequentata quando il regime sovietico aveva messo al bando la religione».

D’accordo, ma San Nicola di Myra di via Cardassi in che modo sarà tempio di dialogo per tutti e quali ponti costruirà con la città? Grigorios Katsouras, cardiologo al «Miulli» di Acquaviva e vice presidente della Comunità ellenica di Bari, spupazza il filgio di un anno: «Ho 45 anni e in tutta la mia vita non sono riuscito mai a vedere il mio patriarca. Mio figlio Theofanis ha ricevuto la comunione da Bartolomeo I. I grandi padri, il papa, il patriarca, si incontrano. Il dialogo è avviato. Ma adesso abbiamo bisogno del dialogo della base, della comunità dei credenti». I greci-ortodossi in cammino anche verso il dialogo interreligioso? Un prete ortodosso in festa per l’arrivo di Bartolomeo I, taglia corto: «Ma come possiamo impostare un dialogo con altri di religioni diverse se prima non abbiamo impostato e risolto il dialogo tra cristiani? È come se uno Stato si occupasse prima dell’export e poi del prodotto interno lordo». Ma «San Nicola di Myra» non sarà un recinto stretto, piuttosto «un piccolo lievito per far crescere la massa».

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