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la storia

Io, disabile a Matera
da 5 anni prigioniero in casa

carrozzina disabili

di EMILIO OLIVA 

MATERA - Da cinque anni è recluso tra i muri di una casa popolare a Matera. La sua libertà è soffocata in un piccolo appartamento di 40 metri quadrati, dal quale non può più uscire a causa della sua disabilità che si scontra con la persistenza di una giungla di barriere architettoniche e con leggi che rimangono inapplicate. Sembrava che qualcosa cominciasse a migliorare, quando ha visto di nuovo crollargli il mondo addosso e ripiombare nella totale indifferenza. Al danno si è aggiunta la beffa. Perché dopo aver a lungo lottato per ottenere l’installazione di un montascala, adesso può soltanto vederlo. Non ha un parcheggio custodito o un garage che gli consenta di depositare la sua motocarrozzetta. Ma deve persino limitare la sua pulizia personale perché il bagno di casa non è mai stato adeguato con l’eliminazione di barriere architettoniche.

È la storia di Marzio Muscatiello, 67 anni, ex impiegato comunale, oggi disabile al cento per cento. Ha combattuto per anni contro la poliomielite che purtroppo non gli ha dato tregua. Anzi. Lo hanno afflitto ernie fino a costringerlo su una sedia a rotelle. Marzio ieri ha voluto portare alla ribalta la sua storia di diritti negati parlandone a «La vita in diretta», su Rai 2, e dando voce a tanti altri disabili che sono nelle sue condizioni, se non peggio.
Marzio Muscatiello si sente vittima di una doppia ingiustizia. Come disabile perché le leggi che dovrebbero aiutarlo ad avere una vita normale non sono rispettate e applicate. Come cittadino perché dopo essersi speso tanto a favore degli altri, con anni di impegno in enti di promozione sportiva e in società dilettantistiche di pallavolo che hanno strappato tanti giovani dai rischi della strada, aiutandoli a crescere, oggi è condannato al più totale isolamento. Gli è negata la libertà di uscire di casa, di sentirsi ancora una persona viva, di avere relazioni sociali. Ma anche tra le mura domestiche la sua libertà di movimento è fortemente limitata.

Da cinque anni aveva presentato richiesta agli uffici tecnici del Comune di adeguamento della abitazione alle sue condizioni di disabilità ottenendo soltanto l’esecuzione di un sopralluogo. Da allora la pratica è rimasta chiusa in un cassetto e sulla vicenda di Marzio è calato il buio totale. Lui contava sull’erogazione di uno stanziamento regionale di 20 mila euro per adeguare l’esterno dell’abitazione e uno di 25 mila per l’interno. Ma quei soldi non sono mai arrivati perché gli è stato risposto che c’era una graduatoria da rispettare. «Come se ogni disabile per veder riconosciuto un diritto si debba mettere in fila», sbotta Muscatiello.

«Datemi la libertà, voglio vivere», aveva scritto nel febbraio dello scorso anno in un accorato appello rivolto al sindaco e al presidente della Regione per sollecitare una soluzione dei problemi. A giugno l’assessore comunale alle Politiche sociali aveva portato a soluzione il problema del montascala. Il Comune si è impegnato ad anticipare la somma necessaria all’installazione, ma la Regione Basilicata non ha fatto nulla per eliminare le barriere architettoniche ancora esistenti dentro e fuori dalla sua abitazione. La delusione di Muscatiello è cocente. Reagendo ad uno stato di disagio e di depressione ha voluto urlare la sua condizione di disuguaglianza rispetto ad altri cittadini più fortunati. Quei diritti sanciti anche dalla Costituzione sono calpestati. E il 4 dicembre si va a votare per un referendum sulla proposta di riforma. Il voto è chiesto anche agli elettori infermi o invalidi, con il beneficio della votazione domiciliare. Marzio Muscatiello ci sarebbe andato con la sua motocarrozzella al seggio. È un diritto che probabilmente non eserciterà da prigioniero in casa propria. Non ci sta a essere ricordato e a diventare un numero soltanto per esprimere un voto.

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