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nella rete dell'usura

Maglie, prestiti a strozzo
e le vittime riconoscenti

usura denaro

di STEFANO LOPETRONE

MAGLIE - Da un lato la paura, dall’altro la dipendenza. Le vittime di usura ed estorsione sono dilaniate da sentimenti contrastanti: il terrore delle minacce li fa cadere nella spirale del bisogno; eppure nell’usurato si sviluppa una sorta di gratitudine nei confronti dell’usuraio, quasi come fosse affetto dalla sindrome di Stoccolma. È quanto accaduto anche alle vittime degli episodi scoperti dalla polizia di Otranto. Casi di estorsione ad opera di un giovane di Giurdignano, ex dipendente di un imprenditore agricolo, e di usura perpetrata da un carabiniere in pensione di Maglie insieme con sua moglie. Tutti e tre hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

I due episodi non dovrebbero essere collegati: l’imprenditore agricolo di Uggiano è vittima prima dell’estorsione, poi per rispondere alle richieste economiche del suo aguzzino si rivolge ad un usuraio. Eppure, stando all’avviso, in almeno due casi l’estorsore evoca lo spettro dell’usuraio per spaventare la sua vittima. La prima volta a maggio del 2014: siccome l’agricoltore in quel periodo non risponde alle sue richieste, l’estorsore dice di essersi rivolto ad un usuraio e per questo motivo costringe il suo ex datore di lavoro a contrarre un debito con una finanziaria, per farsi consegnare 9mila euro cash. La figura dello strozzino viene fuori una seconda volta, nel rapporto tra estorsore e vittima, nel mese di luglio 2014: il giovane di Giurdignano vuole 2.500 euro e per ottenerli minaccia possibili ritorsioni di un fantomatico usuraio di Maglie. È solo una coincidenza? Probabilmente. Proprio in quei mesi, però, a partire da gennaio, il povero imprenditore avvia il suo «rapporto economico» con il carabiniere in pensione di Maglie.

È certa invece la ritrosia delle vittime a denunciare l’usuraio. Non lo ha fatto l’imprenditore agricolo, che si è recato al commissariato di Otranto solo per denunciare l’estorsore. Qui ha poi aperto il vaso di Pandora, rispondendo candidamente ad una precisa domanda degli agenti su come si fosse procurato il denaro per pagare l’estorsore: «Me li ha prestati un conoscente di Maglie, un brava persona, anche se ora non riesco più a restituire il debito», il senso della risposta. Né lo ha fatto il sacerdote, che si era indebitato fino a 205mila euro. Lasciata la busta, subito scappava via. Si imbarazzava, perché sapeva di fare qualcosa di sbagliato. Eppure non gli è mai passato per la mente di denunciare quella «brava e insospettabile persona», l’unica che ha voluto aiutarlo in un momento di difficoltà.

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