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E Motta Montecorvino
dice «no» agli immigrati

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MOTTA MONTECORVINO - “No agli extracomunitari in paese”. Lo ha ribadito il comunale di Motta Montecorvino riunitosi in seduta straordinaria monotematica facendo propria la decisione già assunta nell’assemblea cittadina di lunedì scorso e chiudendo così definitivamente la porta a circa 50 immigrati originari di Paesi non facenti parte dell’Unione europea che sarebbero dovuti giungere nel piccolo centro del Subappennino nord su proposta della Prefettura di Foggia.
Nel dispositivo del massimo consesso cittadino, inviato al presidente della Repubblica, al ministro degli Interni e al prefetto di Foggia, dichiarato “immediatamente esecutivo”, si sottolinea che “il servizio di accoglienza dei migranti deve essere legato alla peculiarità del contesto territoriale; che Motta Montecorvino già consta di circa 730 abitanti, di cui 18 sono cittadini stranieri perfettamente integrati nel tessuto sociale comunale; che i cittadini stranieri sono sempre stati accolti dalla comunità mottese con spirito solidale e umano e mai negli anni si sono registrati episodi di violenza o discriminazione razziale; il comune di Motta Montecorvino è formato da una popolazione prevalentemente anziana il cui tessuto sociale non potrebbe aprirsi ad ulteriori e significative forme di accoglienza che richiederebbero di implementare i servizi socio-sanitari, di sicurezza e di controllo del territorio”.

Viene evidenziato inoltre che “il comune di Motta Montecorvino non dispone nel proprio organico di un’assistente sociale essendo le funzioni sociali assicurate da un’assistente sociale dell’Asl Foggia; che il presidio sanitario più vicino a Motta Montecorvino è quello di Foggia a 45 km. di distanza, difficilmente raggiungibile con i mezzo di trasporto pubblico locale; che non esistono nel territorio comunale associazioni, fondazioni e altri organismi del privato-sociale che abbiano nei propri fini quello di operare in un settore di intervento pertinente con i servizi di accoglienza ed assistenza alla persona; che l’esiguo numero di uomini costituenti la polizia municipale e la locale stazione dei carabinieri difficilmente riuscirebbero a garantire la sicurezza del territorio e l’ordine pubblico, attesi le già rilevanti e difficili azioni di controllo sul territorio comunale”.

Nella delibera si rimarca altresì che “l’amministrazione comunale è gravata da una serie di criticità per la disoccupazione dilagante e l’assenza di reddito minimo delle famiglie e per la recessione economica e la paralisi di politiche di sviluppo del territorio; che la carenza di risorse finanziarie ed i vincoli di legge non consentirebbero a questa amministrazione di poter assicurare una corretta assistenza sociale e sanitaria e di erogare i servizi indispensabili ad un così rilevante numero di migranti richiedenti asilo, sproporzionato rispetto alla popolazione residente, sì da garantire una vita dignitosa per tutti”. Pertanto “ritenuta l’assoluta inadeguatezza del sistema di accoglienza presso la struttura ubicata tra l’altro nel centro cittadino, che vedrebbe ammassarsi una rilevante quantità di persone di nazionalità diversa che dovrebbero passare giornate intere senza alcuna occupazione; che un mero calcolo economico speculativo e meri interessi affaristici non possono primeggiare rispetto alle esigenze di tutela della dignità umana; che l’amministrazione comunale e l’intera comunità mottese sono assolutamente estranee e contrarie a fenomeni di razzismo e xenofobia e che ciò che la popolazione mottese vuole evitare è un trasferimento massivo, coatto e irragionevole di immigrati in numero proporzionalmente inverso alle reali capacità di accoglienza del territorio comunale; questa amministrazione ritiene sovrana la volontà popolare e non può discostarsi dalla stessa avendo il dovere di salvaguardare il benessere dei propri concittadini”.

A conclusione della esposizione della problematica da parte del sindaco Domenico Iavagnilio e dell’ampia discussione, il consiglio comunale all’unanimità ha deliberato “di prendere atto della volontà espressa dalla popolazioni mottese nella riunione del 7 novembre circa il trasferimento presso una locale struttura alberghiera di circa 40/50 cittadini stranieri richiedenti asilo; di esprimere forti critiche sulla gestione di un fenomeno che richiede una razionale programmazione dell’accoglienza in grado di dare risposte efficaci e dignitose al fenomeno epocale in atto; di affermare che, nel momento in cui le giuste istanze della comunità mottese non dovessero venire accolte, il sindaco e i consiglieri comunali tutti rassegneranno le proprie dimissioni dalle cariche elettive attualmente ricoperte”.

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