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Martedì 21 Novembre 2017 | 03:54

Il papà di Andrea Albanese

«Così è morto il mio ragazzo con i suoi due amici a Bitetto»

Parla il genitore di uno delle vittime del terribile incidente costato la vita a tre giovanissimi di 18, 19 e 20: una sbandata sul fango

«Così è morto il mio ragazzo con i suoi due amici a Bitetto»

Quando il destino bussa alla porta non c’è niente da fare. Non puoi fuggire, non c’è scampo. Lo diceva Roberto Vecchioni in una canzone di un bel po’ di anni fa, «Samarcanda»: il protagonista che tentava di sfuggire alla morte, inutilmente.
Ma nel dramma consumato sulla provinciale Modugno-Bitetto, la trama del destino ha tutt’altre tinte. È piuttosto la storia di un ragazzo sfuggito miracolosamente al fato. Un attimo di secondo, un istante che cambia il corso dell’esistenza. A raccontare questa scintilla di vita in una storia di immenso dolore è Piero Albanese, il padre di Andrea, una delle tre vittime dell’incidente di Bitetto. «Sto sentendo cose non vere, devo difendere la memoria di questi tre ragazzi dalle strumentalizzazioni», spiega Albanese.
E ancora: «Solo un caso ha voluto che non ci fosse un quarto ragazzo nell’auto e per fortuna è stata risparmiata una vita».
Piero Albanese chiede di parlare con la Gazzetta. Poco prima di parlare con la voce rotta dal pianto, accusa un lieve malore. In situazioni simili, un padre trova comunque la forza. Ed offre così la propria versione circa la dinamica dell’incidente stradale.
segue dalla prima
Quell’incidente stradale, 40 minuti dopo la mezzanotte di sabato scorso, ha posto la parola fine alle giovani vite di Andrea Albanese, 18 anni, Stefano Moschetti, di 19, e Vincenzo Miraglia, 20 anni, tutti di Bitetto.
Piero ha un’impresa edile nella quale ormai lavorava anche suo figlio Andrea quando, alla guida della Fiat Idea sulla provinciale Modugno-Bitetto, ha impattato con violenza contro due alberi di ulivo, fuori carreggiata.
Piero ricostruisce come in un thriller la dinamica minuto per minuto. Alle 22 i ragazzi escono di casa. È una normale compagnia di amici con le loro fidanzate che si suddivide in più auto. Sono diretti a Modugno dove un amico organizza una festa. Appuntamento per tutti alle 22,30 dinanzi ad un pub di Bitetto. Finalmente si parte. Stefano e Vincenzo salgono sulla Idea, di proprietà del padre di Andrea che è alla guida. Circa 25 minuti dopo la mezzanotte pensano di rientrare ma devono accompagnare qualche ragazza alla propria abitazione, anche perché piove a dirotto. A Modugno nella Idea sono in 4 in quel momento. Sono fermi ad una stazione di servizio a scherzare tra loro. Andrea è felice perché sa che martedì 15 novembre giungerà alla concessionaria l’auto nuova fiammante che suo padre gli ha regalato: una Audi A3 cabrio. Il sogno di un giovane di appena 18 anni.
Piero interrompe qualche attimo il racconto perché le lacrime fuoriescono a fiotti. Riesce solo a dire: «Purtroppo». Poi riprende con la voce tremula come una fiammella. Sopraggiunge alla stazione di servizio un quinto amico in auto con a bordo la sua fidanzata che sta riaccompagnando a casa a Modugno. Dall’auto di Andrea discende il quarto ragazzo per risalire sull’auto appena sopraggiunta e questo gli salverà la vita. «Ci vediamo in piazza a Bitetto», le ultime parole prima della tragedia. I due ragazzi rientrano. Smette di piovere proprio quando i due amici giungono in corrispondenza della curva pericolosa dove notano un’auto schiantata contro un albero. Ai carabinieri chiedono cosa sia accaduto. I due riconoscono il volto di Stefano Moschetti. Sono attimi terribili: i due amici urlano i nomi di Andrea e Vincenzo. I vigili del fuoco giunti sul posto con una gru sollevano l’auto accartocciata per estrarre i corpi dei due giovani. «L’auto non si è ribaltata. L’Idea ha sbandato sul fango dovuto alla presenza di zolle di terreno intriso di pioggia. Con la parte centrale l’auto si è letteralmente accartocciata intorno ad un albero, provocando la morte istantanea dei tre ragazzi», la versione di Piero. «Mi hanno detto che il contachilometri era bloccato su 80 chilometri orari, era un pantano, non era più terreno ma sapone su cui scivolavano perfino i carabinieri». Piange, Piero Albanese: «Ad Andrea volevano tutti bene. Lavorava con me nell’impresa edile. Ormai ero in procinto di intestare l’impresa a lui. Con lui abbiamo costruito la nostra casa in soli tre mesi. Andavamo sul cantiere insieme. Era la mia spalla ed ora l’ho perso».
Valentino Sgaramella

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Commenti all'articolo

  • maira

    16 Novembre 2016 - 15:03

    Siamo vicini a tutti , ci stringiamo al dolore di queste famiglie , soprattutto chi ha ragazzini , angeli di quell'età da quel giorno vive attimi di panico e dolore , Vi soono vicina con il cuore e confermo che l'unica vera ragione del terribile schianto è dovuta allo schifo che sta nelle strade della zona i trattori e altri mezzi agricoli impegnati nella raccolta delle olive , lasciano la sanza

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