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Accuse e rivelazioni

Multiservizi, a ferragosto
una pioggia di promozioni

Non c’è solo il capannone da 120mila euro all’anno, ormai in locazione da tre mesi ma ancora desolatamente vuoto. Spuntano anche le spese extra sostenute per il personale con una ventina di unità beneficiate da avanzamenti, promozioni e adeguamenti salariali

soldi pubblici

di FRANCESCO PETRUZZELLI

BARI - Non c’è solo il capannone da 120mila euro all’anno, ormai in locazione da tre mesi ma ancora desolatamente vuoto. Adesso spuntano anche le spese extra sostenute per il personale con una ventina di unità beneficiate da avanzamenti, promozioni e adeguamenti salariali. Per un importo complessivo di 88mila euro circa che, ovviamente, graverà e non poco sul bilancio dell’azienda.

Si aggrava l’affaire della Multiservizi di Bari. O meglio delle decisioni prese negli ultimi giorni del consiglio di amministrazione guidato dal presidente Giacomo Oliveri. È fine agosto e uno degli ultimi consigli di amministrazione, di fatto ormai in scadenza e retto dal leader di Realtà Italia, dimostra un certo dinamismo: prima approva il contratto di locazione della nuova sede da 2.800 metri quadri scovata al San Paolo (ma non c’è l’unanimità del consiglio), poi dà il via libera a una serie di promozioni messe nero su bianco in una relazione che arriva sulla scrivania del presidente il 14 agosto. Ci sono i nomi e i cognomi per i quali il direttore delle Risorse umane, Oronzo Cascione, propone diversi avanzamenti di livello contrattuale o adeguamenti salariali spiegandone le motivazioni. Dalla segretaria del cda che «predispone verbali, sedute e convocazioni del consiglio d’amministrazione», «che riceve e smista la corrispondenza» ai falegnami che «dimostrano senso del dovere offrendo la massima collaborazione» passando per l’elettricista, il meccanico, l’unità di supporto ai Rup nelle procedure di gara e i diversi capisquadra. Una lista di nomi tra i quali spuntano anche alcuni rappresentanti delle Rsa sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. In pratica nessuno escluso, quasi in una sorta di pacificazione tra le parti dopo anni di scontri e di polemiche.

Non da meno la presenza di alcuni sostenitori del movimento politico guidato dallo stesso Olivieri, Realtà Italia.

Il caso promette nuove polemiche politiche mentre a Palazzo di Città si ragiona a bocce ferme sulle contromisure. Perché il rischio è che l’azienda comunale che si occupa di manutenzione di verde, decoro urbano e guardiania si ritrovi sul groppone spese aggiuntive pari ad oltre 200mila euro annui, tra nuova sede e promozioni del personale. Certo è un’azienda strumentale, non ha l’obbligo di realizzare utili di bilancio, ma nemmeno può sprofondare confidando in un aumento economico del contratto di servizio.

Insomma, due fronti caldi sui quali il neo presidente Giuseppe Ninni, attuale capo della Ragioneria del Comune, e scelto a costo zero dal sindaco Antonio Decaro per traghettare l’azienda verso il nuovo Cda (pare che la nomina debba arrivare in tempi brevissimi, ma quale manager si farebbe avanti per gestire una patata ormai bollente?) sta lavorando speditamente per apportare opportune correzioni d’intesa con il socio unico, appunto il Comune. Comune spesso estromesso dalle decisioni dell’ultimo Cda. La Multiservizi, infatti, ha deciso di procedere con il contratto di locazione senza chiedere la preventiva autorizzazione al socio unico, prevista a norma di statuto (articolo 19) nei casi di impegni di spesa superiori ai 250mila euro. E con un contratto simile da 120 mila euro all’anno per sei anni, la cifra viene abbondantemente superata. Il caso approda poi nell’assemblea dei soci del 15 dicembre scorso e in quella sede il Comune decide di non ratificare il contratto di locazione del nuovo immobile dimostrando palesemente di non condividere le scelte della sua azienda.

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