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«Scarlino licenzia 59 lavoratori»
Il sindacato alza le barricate

industria Scarlino, sciopero

TAURISANO - «Annunciati 59 licenziamenti su un totale di 92 dipendenti». La Flai Cgil sul piede di guerra per la drastica procedura di riduzione del personale, ben due terzi della forza lavoro, che il salumificio Scarlino di Taurisano avrebbe intenzione di avviare nel prossimo periodo.
Domani pomeriggio, nella sede di Confindustria Lecce, si svolgerà un incontro per discutere della vertenza cui parteciperà una delegazione di lavoratori.
Il sindacato ricorda che l’11 ottobre l’amministratore unico aveva assicurato che il personale in esubero non avrebbe superato il 50 per cento della forza lavoro e che a breve sarebbe stata riattivata la produzione di wurstel, che oggi si svolge in Polonia.

«Più volte - aggiunge il segretario Flai Antonio Gagliardi - la dirigenza aziendale si è dichiarata esplicitamente convinta, riconoscendo una responsabilità sociale imprenditoriale, sulla necessità di riportare l’attività produttiva nel sito salentino, nonché nel favorire la ricollocazione di eventuale personale in esubero presso la costituenda società che risulta in procinto di avviare la produzione di prosciutto cotto». Inoltre, La produzione dei prosciutti cotti «è stata spesso presentata tra le attività in via di implementazione della stessa “Salumificio Scarlino Srl”». «Vorremmo comprendere attraverso quale procedura tutto ciò viene strutturato e che fine abbia fatto l’ipotesi di ricollocare l’esubero dichiarato, anche se in parte, proprio attraverso il coinvolgimento della produzione dei “cotti”».

Invece, continua il sindacato, oggi si vuole procedere al licenziamento di 59 dipendenti. Per Gagliardi, è in atto «un tentativo maldestro di celare che la sede di Taurisano persegue esclusivamente l’obiettivo di gestire lo stoccaggio e la commercializzazione del prodotto che giunge dalla Polonia. Ne è prova evidente il fatto che su 24 impiegati, solo sei vengono individuati in esubero».
«Buona parte della produzione realizzata in Polonia - chiude il sindacato - può essere ripristinata presso il sito di Ugento-Taurisano. Non comprendiamo le insistenti giustificazioni, che appaiono come un alibi, legate al sequestro della linea di produzione coinvolta nel gravissimo incidente del 31 agosto 2013. Non è più accettabile, a distanza di anni, riproporre tale giustificazione».

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