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Dopo la bufera sui manager

Aqp
indagine sugli appalti sospetti

Aqp indagine sugli appalti sospetti

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Un business da 30 milioni di euro in mano a pochi soggetti, alcuni dei quali praticamente monopolisti nel territorio di competenza. La Procura di Bari ha aperto un fascicolo sulle gare dell’Acquedotto Pugliese per lo smaltimento dei fanghi di depurazione, ovvero sul caso che ha convinto la Regione a intervenire sul management di Aqp: quattro lotti, un partecipante per ciascuno, identico ribasso del 3%. E, in almeno due casi, ad aggiudicarsi l’appalto sono state imprese che - secondo l’Anticorruzione - non hanno i requisiti.

Il fascicolo è nato da un esposto depositato dallo stesso Acquedotto, su input del collegio sindacale e del magistrato vigilante della Corte dei Conti. Gli organi di controllo interno hanno infatti condiviso le conclusioni dell’audit aziendale, le stesse che avevano indotto il responsabile appalti Aqp (su input del responsabile anticorruzione) a rivolgersi all’Anticorruzione e all’Autorità antitrust. All’esposto penale, che porta la firma del responsabile anticorruzione, non è allegato il parere dell’Anac: ma è ipotizzabile che la Finanza, cui sono state delegate le indagini, proceda ad acquisirlo.

La storia è stata raccontata dalla «Gazzetta» a novembre. I quattro lotti, valore complessivo 30 milioni, hanno avuto ciascuno un unico partecipante. La Castiglia di Massafra, che già lavorava in proroga per l’Acquedotto, si è aggiudicata due contratti triennali, quello per Taranto e Brindisi (7 milioni) e quello per Bari-Bat (5,1 milioni) con un ribasso del 3%. A Foggia (10,1 milioni) l’unica offerta è stata presentata da un’Ati guidata dalla Spagnulo Ecologia di Manfredonia, mentre a Lecce (7,3 milioni) il concorrente unico era un’Ati guidata dalla cooperativa Csi di Roma. Nessuno dei due raggruppamenti ha superato le verifiche amministrative (il titolare di un autospurgo di Vico Del Gargano, in gara con Spagnulo, e il rappresentante di una ditta di Arezzo che si era presentata con il Csi avevano precedenti legali). Eppure pur avendo annullato l’aggiudicazione Aqp ha dovuto procedere all’affidamento diretto di un anno alle due Ati, depurate delle ditte escluse, rispettivamente per 3,3 (Foggia) e 2,2 (Lecce) milioni di euro. Il motivo? Evitare di «interrompere la prosecuzione dei servizi, per chiare ragioni di tutela ambientale e di igiene pubblica».

L’ex presidente (all’epoca amministratore unico) Nicola Costantino, interpellato dalla «Gazzetta», aveva spiegato che «siamo abituati ad avere gare molto affollate. Per questo sono rimasto meravigliato del fatto che una gara europea abbia avuto nei quattro lotti un’unica offerta per lotto, peraltro con ribassi bassissimi. È chiaro che siamo perplessi. Non potevamo annullarle, per questo abbiamo ritenuto di rivolgerci sia all’Anac che all’Antitrust, perché c’è il sospetto che ci sia dietro una forma di oligopolio collusivo». Ma Anac non la vede allo stesso modo. E nel parere, datato 1° dicembre, scrive che la chiave di lettura non va cercata in «accordi collusivi tra imprese», come temeva Aqp, ma piuttosto nella «stessa lex specialis di gara che può prevenire o scoraggiare la partecipazione». Insomma, se a ciascun lotto ha partecipato un solo concorrente è perché il disciplinare era scritto in un determinato modo.

Le verifiche affidate alla Finanza sono in fase preliminare. Tuttavia è già emerso che una o più delle imprese coinvolte in questa storia è già stata oggetto di indagini per questioni simili. Trattandosi di smaltimento rifiuti, peraltro, la competenza a indagare è della Direzione investigativa antimafia.

Dal parere Anac che la «Gazzetta» ha illustrato lunedì emerge poi un altro particolare che riguarda le aziende che hanno ottenuto i lotti di Foggia e Lecce: secondo l’Anticorruzione di Cantone, «sembrano difettare i requisiti speciali richiesti nel bando originario». In sostanza, il servizio è stato affidato a gente che non avrebbe potuto partecipare alla gara. «Se Aqp ritiene che questi soggetti abbiano i requisiti (...) per gestire l’affidamento per un anno - conclude l’Anac -, si deve ritenere che in sede di gara siano stati richiesti requisiti di partecipazione ridondanti». Ovvero che bando e disciplinare fossero in qualche modo pilotati: Aqp chiedeva che le aziende partecipanti aprissero una sede in Puglia «prima» di cominciare a lavorare. Chi mai lo avrebbe fatto?

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