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la tragedia

Incidente all'on. Franzoso
scattano due condanne

la sentenza del tribunale Nel 2011 il deputato fu travolto da un cancello e morì dopo 2 mesi

Incidente a Franzososcattano due condanne

di Mimmo Mazza

Si è concluso con due condanne il processo chiamato a fare piena luce sul drammatico incidente che costò la vita al deputato del Pdl, Pietro Franzoso. Il giudice monocratico Elvia Di Roma ieri pomeriggio, al termine della camera di consiglio e accogliendo la richiesta formulata dal sostituto procuratore Raffaele Graziano, ha condannato a 2 anni di reclusione l’imprenditore Ottaviano La Porta e ad un anno e 4 mesi il capo cantiere Francesco De Noia, entrambi a giudizio per omicidio colposo.

Era il 6 settembre del 2011 quando il cancello dell’azienda di famiglia «Iris» a Torricella, sganciatosi dai binari, travolse il parlamentare. Letali risultarono le fratture al torace e le lesioni ai polmoni. Franzoso morì quasi due mesi dopo, nella sala rianimazione dell’ospedale San Paolo di Bari, dove era giunto in coma farmacologico. Operato per un intervento di impianto di protesi bronchiale e dell’esofago, le sue condizioni erano apparse subito critiche. Una complicanza renale lo aveva costretto ad una dialisi di emergenza. Ma il suo cuore non resse.

Ottaviano La Porta e Francesco De Noia - difesi dall’avvocato Luigi Danucci - per conto della Iris stavano lavorando al nuovo capannone e dunque anche alla sistemazione del cancello di ingresso, piovuto improvvisamente addosso a Franzoso, che prima di essere deputato, aveva ricoperto anche le cariche di assessore regionale, vice presidente della Provincia e per 16 anni di sindaco di Torricella.

Secondo l’accusa, i due imputati, «per colpa generica consistita in imprudenza, negligenza ed imperizia, nonché per inosservanza di specifiche disposizioni per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare ciascuno nelle rispettive qualità precedendo alla fabbricazione e alla conseguente installazione non a regola d’arte di un’attrezzatura inidonea e assolutamente non conforme ai minimi requisiti di sicurezza, omettendo altresì di esercitare entrambi un’adeguata sorveglianza e vigilanza sulle modalità di esecuzione dei lavori stessi, in cooperazione tra loro cagionavano la morte di Pietro Franzoso».

Il parlamentare «si trovava in prossimità del predetto cancello metallico a scorrimento quando, nel manovrare per aprire il cancello, lo stesso, a causa della mancanza di sistemi frenanti (come nel caso di specie i cosidetti “fine corsa”) nonché di un sistema atto quantomeno a garantirne la stabilità sia in fase di apertura che di chiusura, fuoriusciva dai binari di scorrimento e cadeva rovinosamente addosso al Franzoso che, in ragione del violento impatto, rimaneva schiacciato riportando, per l’effetto, gravissime lesioni consistenti in fratture multiple e in un fortissimo trauma toracico-addominale che ne cagionavano poi il decesso».

La famiglia del parlamentare si è costituita parte civile nel procedimento tramite l’avvocato Angelo Masini, ottenendo dal giudice Di Roma una provvisionale immediatamente esecutiva di 150mila euro e il diritto al risarcimento danni che sarà quantificato in altra sede.

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