Sabato 21 Luglio 2018 | 10:06

Da Taranto a Potenza

Trasferimento processo Ilva
pm chiedono rigetto richiesta

TARANTO - I pubblici ministeri del processo per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva hanno chiesto di rigettare le eccezioni presentate dalla difesa dei 47 imputati (44 persone fisiche e tre società). Tra le eccezioni sollevate dai difensori c'è anche quella, non ancora discussa dai pm, di trasferire il processo a Potenza.

Il sostituto procuratore Mariano Buccoliero si è soffermato sulla questione dell’inutilizzabilità dell’incidente probatorio sollevata da alcuni legali. In aula si è affacciato anche il procuratore, Carlo Maria Capristo. Sono presenti inoltre il procuratore aggiunto Pietro Argentino e i pm Raffaele Graziano e Giovanna Cannarile. I loro interventi dovrebbero protrarsi fino al pomeriggio.
L’avv. Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva e delle società Riva Fire e Riva Forni elettrici - che aveva già presentato un’eccezione di incompetenza funzionale con richiesta di trasferimento del processo a Potenza, in quanto tra le parti civili ammesse c'è un ex componente laico della commissione agraria del tribunale che va equiparato a un giudice onorario - oggi ha citato una sentenza emessa dal gup di Taranto Bombina Santella, che nell’aprile 2003 dichiarò la sua incompetenza, con trasferimento degli atti alla procura di Potenza, perchè un magistrato in servizio presso la sezione gip-gup, pur non essendosi costituito parte civile, risultava «soggetto danneggiato dai reati in contestazione».

E’ stato esibito anche un provvedimento dell’ex procuratore di Taranto Franco Sebastio, che nell’aprile del 2011 accolse l'istanza di stralcio della posizione processuale di un indagato che svolgeva funzioni di giudice onorario del tribunale prevalentemente presso la sezione distaccata di Grottaglie (Taranto) e al momento della richiesta aveva smesso le funzioni di giudicante da oltre due anni. L’avv. Annicchiarico, nella scorsa udienza, con una scelta poi stigmatizzata dall’Anm, aveva esibito pannelli con la mappa della abitazioni di magistrati per dimostrare che gli stessi in diversi casi risiedono a poche decine di metri di distanza dalle parti civili e quindi sono da considerare anch’essi parti offese per danno da esposizione, con conseguente richiesta di trasferire il processo a Potenza, competente a decidere sui magistrati del distretto della Corte d’Appello di Lecce.

CAMBIATO CAPO DI IMPUTAZIONE - Il pool di magistrati del processo 'Ambiente svendutò per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva, hanno modificato il capo d’imputazione contestato alle tre società Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici, che rispondono ai sensi della legge 231 che disciplina la responsabilità amministrativa delle imprese. Il processo è stato aggiornato al 6 dicembre prossimo. I pm hanno meglio descritto le condotte sostenendo che Riva Fire esercitava un’attività di controllo sull'Ilva attraverso il contratto di servizio tra Riva Fire e la stessa Ilva, e il contratto con la tesoreria centralizzata. Circostanza che, secondo i magistrati, aveva determinato «un’attività di gestione di Riva Fire nei confronti di Ilva».

Sono state anche modificate e attualizzate le date del presunto compimento dei reati, riportate all’entrata in vigore della legge 231, ed è stato modificato anche il capo d’imputazione inerente il danneggiamento degli immobili con un’aggiunta all’elenco dei cittadini che lamentavano danni alle proprie abitazioni. L’iniziativa dei pm determinerà la notifica dei nuovi capi d’imputazione integrati e modificati. Gli imputati potranno decidere eventualmente di ricorrere a riti alternativi. Il 6 dicembre prossimo la Corte d’Assise, presieduta dal giudice Michele Petrangelo, scioglierà la riserva sulle eccezioni presentate dai difensori (i pm oggi hanno chiesto il rigetto di tutte le istanze), tra le quali spicca quella di incompetenza funzionale con richiesta di trasferimento del processo a Potenza, in quanto tra le parti lese figura un ex componente laico della commissione agraria del tribunale e tutti i magistrati residenti a Taranto - secondo il collegio difensivo - devono essere considerati parti danneggiate.

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