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Migranti palestinesi
ottengono
lo status di rifugiati

rifugiati palestinesi

TARANTO - Ad un palestinese «richiedente asilo», la cui figlia era stata ferita in Cisgiordania da un militare israeliano, il giudice monocratico del Tribunale civile di Lecce Ottavio Colamartino ha riconosciuto lo status di rifugiato dopo che la Commissione territoriale gli aveva concesso solo la protezione per motivi umanitari. A comunicarlo è l’avvocato Mariagrazia Stigliano che ha seguito il caso del rifugiato politico ex-ospite di una struttura Sprar di Martina Franca (Taranto). Lo status di rifugiato è stato esteso dal giudice anche al fratello del palestinese che aveva fatto ricorso. L’Associazione Salam, ente gestore dello Sprar, aveva denunciato tempo fa quanto capitato al profugo palestinese, anche alla luce del grave episodio occorso in famiglia: il ferimento di sua figlia che all’uscita da scuola, a Nablus (in Cisgiordania), era stata raggiunta da un proiettile sparato da un militare israeliano.

«Il cittadino palestinese, che aveva sperato fino all’ultimo - viene spiegato in una nota - di ricevere lo status di rifugiato, alla decisione da parte della Commissione territoriale di riconoscergli la sola protezione per motivi umanitari, aveva visto dunque crollare il suo sogno: il ricongiungimento famigliare». La legge italiana tutela l’unità del nucleo familiare dei soli beneficiari a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria. Al profugo «era stata quindi preclusa - aggiunge l'associazione Salam - questa possibilità avendo ricevuto la sola protezione umanitaria: lui così come il fratello, entrambi beneficiari del progetto Sprar di Martina Franca».

Dopo il ricorso presentato dall’avvocato Stigliano, il giudice del Tribunale di Lecce, nel ricostruire dettagliatamente la storia del cittadino palestinese, «lo ha considerato credibile. Il giudice - è detto nella nota - ha deciso quindi di riconoscere sia al ricorrente che al fratello lo status di rifugiato, in quanto, come si legge nell’ordinanza, per entrambi il motivo che ha spinto alla fuga e che gli impedisce oggi il ritorno in territorio palestinese, ed in particolare in Cisgiordania, è con evidenza riconducibile a persecuzione per motivi politici».

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