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Uno studio per il recupero

Politecnico, un progetto
per la «città fantasma» di Craco

Il centro a 50 chilometri da Matera evacuato parzialmente nel 1963 per una frana e poi definitivamente dopo il terremoto del 1980

Politecnico, un progetto per la «città fantasma» di Craco

Un filo rosso lega sempre di più il Politecnico di Bari e il Comune di Craco, la «città fantasma» a 50 chilometri da Matera evacuata parzialmente nel 1963 per una frana e poi definitivamente nel 1980 in seguito al terremoto nella vicina Irpinia. Venendo incontro alla volontà dell’amministrazione comunale di Craco (la gente ora risiede nel borgo a valle di Peschiera) di far rivivere l’antico paese, diventato negli ultimi anni anche scenario di riprese cinematografiche, il dipartimento di Scienze dell’Ingegneria civile e dell’Architettura del Politecnico di Bari ha compiuto una serie di studi.

Così un progetto di recupero e restauro dell’abitato del comune lucano, tema di laurea di sei studenti di architettura, ha vinto il primo premio nazionale 'ARCò giovani 2015. Di recente, un altro lavoro di ricerca, svolto nell’ambito del laboratorio di restauro architettonico, ha preso in considerazione il progetto di restauro completo dell’ex monastero dei Francescani Minori Osservanti con l’annessa chiesa di San Pietro di Craco. Il progetto farà parte integrante della mostra «Craco, il restauro del borgo medievale» che sarà inaugurata domani, alle 11 nel monastero di San Pietro a Craco.

Il monastero risale al 1620, quattro secoli dopo lo stanziamento dei primi francescani in Basilicata, ed è parzialmente crollato per uno smottamento negli anni '60. Tra il 1997 e il 2000 venne redatto, su commissione del Comune di Craco, un progetto esecutivo di parziale recupero, e sono state realizzate opere di consolidamento. La proposta di progetto formulata dai tre studenti di architettura del Politecnico - Claudia Angarano, Nicola Cavallera e Francesco Protomastro, tutti baresi, coordinati dai docenti Rossella de Cadilhac, Dora Foti e Michele Vitti - riguarda il restauro dell’intero edificio per conciliare da un lato, la restituzione di quell'unità originaria, storica e formale, quasi del tutto andata perduta nel corso del tempo, e dall’altro, la conservazione di alcune parti come testimonianza della successione delle sue fasi storiche. C'è anche l’idea di una nuova destinazione d’uso, un centro culturale che si dovrebbe integrare con una scuola di alta cucina allo scopo di promuovere la tradizione eno-gastronomica locale. 

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