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la polemica

Residenti di villa Roth
«Noi siamo stati umiliati
da giornalisti e carabinieri»

bari villa Roth

BARI - «Umiliati e offesi dalla troupe televisiva e dai carabinieri»: si sono sentiti così i migranti residenti a Villa Roth, un edificio in cui il Comune di Bari ospita stranieri e italiani senza fissa dimora, che oggi danno la propria versione dei fatti rispetto al servizio di 'Quinta colonna' secondo cui una giornalista sarebbe stata aggredita da un nord-africano mentre faceva riprese nella struttura.
I migranti spiegano di «aver scoperto «solo quando il filmato è andato sul web che si trattava di una troupe televisiva» della trasmissione, e precisano che giornalista e operatore si sarebbero introdotti nella struttura «senza chiedere il permesso» e «senza aver avvisato il Comune», accompagnati da alcuni esponenti del «partito razzista Noi con Salvini».

Dopo essere stata allontanata in «maniera civile», proseguono i migranti, la troupe è tornata con i carabinieri e uno dei militari avrebbe detto al migrante più infastidito dalle telecamere perché appena «uscito dalla doccia, 'scimmia fatti riprenderè».
I migranti sottolineano che i carabinieri sono entrati con "fare minaccioso ed intimidatorio» senza «che nessuno di noi avesse commesso alcun reato: semplicemente volevamo essere lasciati in pace all’interno di uno spazio nel quale viviamo legittimamente». «I Carabinieri - proseguono - contro la nostra volontà hanno scortato la troupe nella Villa, violando il nostro diritto alla privacy. Uno di noi, appena uscito dalla doccia, si è sentito umiliato nell’essere ripreso senza permesso dalle telecamere e si è molto arrabbiato, arrivando a gettare contro di loro delle pietre».

Ora i migranti «non intendono soprassedere» e chiedono «rispetto e dignità». L’assessore comunale al Welfare, Francesca Bottalico, ricordando che a Villa Roth «italiani e migranti vivono legittimamente», sottolinea che «non è mai giustificata la violenza, compresa quella che vede persone presentarsi prive di autorizzazione, imponendo telecamere e violando il diritto al domicilio, alla privacy, al rispetto delle vite degli altri».

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