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sugli indirizzi dei magistrati

Ilva, legale Archinà
ad Anm di Taranto
«Mistificata la realtà»

Ilva, legale Archinà  ad Anm di Taranto «Mistificata la realtà»

TARANTO - «Smentisco nel modo più categorico che le difese abbiano prodotto, e tantomeno esibito in giudizio, documentazione grafica dalla quale fosse possibile desumere, o anche solo indirettamente dedurre, un qualsiasi collegamento tra gli indirizzi evidenziati in grafica e le persone dei magistrati che rispettivamente vi abitano. Qualunque ulteriore affermazione di segno contrario non potrà valutarsi altrimenti che alla stregua di una intenzionale e pervicace mistificazione della verità». Lo sottolinea in una nota l’avv. Giandomenico Caiazza, difensore dell’ex dirigente dell’Ilva Girolamo Archinà, intervenendo in merito al comunicato diffuso nei giorni scorsi dal presidente della sottosezione di Taranto dell’Anm, Martino Rosati, che ha stigmatizzato la scelta dell’avv. Pasquale Annicchiarico, difensore di Nicola Riva, Riva Fire e Riva Forni elettrici, di rendere «pubblicamente noti gli indirizzi delle abitazioni di vari magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari tarantini» davanti alla Corte d’Assise di Taranto nel processo per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva.

«Insieme all’avv. Annicchiarico e a molti altri colleghi difensori - aggiunge Caiazza - ho concorso alla redazione, al deposito ed alla illustrazione in aula della memoria difensiva, e dei relativi allegati, con la quale abbiamo eccepito la incompetenza funzionale della Corte di Assise di Taranto a trattare il presente giudizio, perchè numerosi magistrati di quel distretto giudiziario, togati ed onorari, rivestono, senza possibilità di equivoci, la qualità di persone offese o comunque danneggiate dai reati oggetto delle imputazioni a nostro carico». Si è trattato «della rappresentazione grafica anonima - insiste il legale di Archinà - di dati desumibili da qualunque cittadino prima presso il Ministero di Giustizia, e poi presso i pubblici registri dell’Anagrafe e del catasto, dati, per di più, pubblicati on line». Chiunque - sostiene il rappresentante del collegio difensivo - «addebiti a una simile, innocua e legittima opera di pubblica documentazione la possibile esposizione dei magistrati tarantini a ritorsioni o attentati criminali, sfida non solo il più elementare senso del ridicolo, ma ancor più la tolleranza e la pazienza di avvocati perbene che non accetteranno più oltre di essere così offesi e gratuitamente additati a sospetto, per avere fatto - forse con intollerabile efficacia - il proprio dovere di difensori».

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