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Incontro tra Emiliano e l'ad

Sud-Est, l'ipotesi romana
Fsi chiederà il concordato

Pressing della Procura per la bancarotta

Sud-Est, l'ipotesi romana  Fsi chiederà il concordato

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - La Procura di Bari fa pressing perché le Sud-Est chiedano una procedura concorsuale che permetta ai magistrati di contestare la bancarotta ai (presunti) responsabili del dissesto. I commissari, guidati da Andrea Viero, dicono però di non averne i poteri in base alla legge di nomina. Un muro contro muro che potrebbe essere risolto dall’acquirente: Ferrovie dello Stato Italiane, che mercoledì della prossima settimana riunisce il cda, sta infatti valutando di chiedere il concordato preventivo.

I vertici del gruppo statale guidato dall’ad Renato Mazzoncini nei giorni scorsi hanno incontrato il presidente Michele Emiliano e l’assessore regionale ai Trasporti, Gianni Giannini, entrambi preoccupati di dare un futuro alla più grande impresa ferroviaria della Puglia. Sul tavolo, il progetto di acquisizione messo a punto da Fsi dopo il decreto del ministro Graziano Delrio, progetto che le Sud-Est hanno depositato anche in Tribunale nell’ambito del procedimento fallimentare aperto su istanza della Procura di Bari. Fsi dovrà impegnarsi sia ad acquisire la proprietà dell’azienda barese, sia a garantire le risorse necessarie a ricapitalizzarla, entro un termine che - decreto alla mano - non può superare il 31 dicembre 2016: ad oggi l’unico ostacolo è la mancanza del parere Antitrust, comunque superabile.

La Procura di Bari, che ha chiesto il fallimento per via della pesante situazione debitoria, ha proposto in udienza di ritirare l’istanza se le Sud-Est verranno messe in concordato. Il salvataggio da parte di Fsi - è il ragionamento dei magistrati - metterebbe a carico delle casse pubbliche un debito, valutabile in circa 200 milioni (al netto dei 70 previsti nella scorsa legge di Stabilità), cifra in cui ci sono anche i debiti verso le persone che la Procura ritiene responsabili del dissesto. Il salvataggio tout court, è insomma il sospetto dei pm Francesco Bretone e Luciana Silvestris, potrebbe finire per favorire le stesse persone che hanno causato il buco: il solo avvocato Angelo Schiano, indagato con l’ex numero uno Luigi Fiorillo e altre 12 persone cui vengono contestate a vario titolo truffa allo Stato, peculato e abuso d’ufficio, risulta creditore di Sud-Est per oltre 12 milioni. Cifre su cui la Procura di Bari sta facendo svolgere uno specifico accertamento per capire se sono realmente dovute.

Una procedura concorsuale che preveda la dichiarazione di dissesto, come appunto il concordato preventivo, permetterebbe oltretutto ai magistrati di contestare anche la bancarotta. L’ipotesi illustrata da Mazzoncini a Emiliano e Giannini, ipotesi che dovrà ora essere valutata sul piano legale e amministrativo, potrebbe dunque essere quella della «bad company»: mandare in concordato preventivo la scatola con tutti i debiti «cattivi», e cedere il ramo di impresa con la concessione regionale e i dipendenti a una «Nuova Sud-Est».

Si tratta però di una procedura molto complessa. Prima di tutto per motivi politici, perché il primo creditore «sano» di Sud-Est è Bnl, esposta per 160 milioni con l’azienda barese ma per oltre un miliardo con l’Atac di Roma. Bnl ha finora tenuto in vita Sud-Est, e certe partite si giocano in continuità: il ministero teme che uno «scherzetto» fatto su Bari potrebbe far saltare gli accordi altrove. Secondo, mandare in concordato le Sud-Est significa, di fatto, farle gestire al Tribunale fallimentare per tre o più anni: Ferrovie dello Stato, che sta per quotarsi in Borsa, dovrebbe poi spiegare agli investitori il controsenso tra un’acquisizione ritenuta a costo zero e il ricorso a una procedura per abbattere il debito.

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