Cerca

Mercoledì 22 Novembre 2017 | 04:33

I traffici con gang albanesi

La «nuova» marijuana sbarca
ogni giorno sulle nostre coste

Puglia invada da droga. Nel 2015, dopo Lazarat, ci fu un crollo della produzione. Un anno dopo il mercato è ripreso più fiorente

La «nuova» marijuana sbarcaogni giorno sulle nostre coste

Da nord a sud, a macchia di leopardo, da Valona al lembo di terra che costeggia il fiume Vjosa, nella parte meridionale del Paese delle Aquile. Zone di montagna che, da un punto di vista climatico, offrono il meglio per la semina e la crescita di migliaia di piantagioni di marijuana. Un business che produce in Albania volumi d’affari con cifre da capogiro. 100 chili sul mercato valgono un milione di euro. Il valore continua ad aumentare e le sponde barese e pugliese accolgono i motoscafi in arrivo dall’altra partee dell’Adriatico. Come ai tempi del contrabbando di bionde.

DOPO LAZARAT - Le strade della droga tra Tirana, Durazzo, Valona e l’entroterra albanese crescono ogni giorno. Il traffico preferito dalla mala organizzata locale, dal 2011 non conosce sosta. Eccetto una breve pausa nel 2015, dopo la distruzione del noto villaggio Lazarat (interamente coltivato a cannabis) con una maxi operazione messa a segno dalle forze speciali albanesi. Soltanto un anno di calo nella produzione: il tempo necessario per consentire ai trafficanti di tornare più determinati sul mercato. E così oggi è. Da gennaio di quest’anno la «roba» sta passando da una sponda all’altra con un ritmo incessante, impressionante. Scafisti che partono a tutte le ore del giorno per raggiungere i litorali di Bari, Brindisi e Lecce. Un’attività più che remunerativa. Lo sanno bene i finanzieri del reparto operativo aeronavale di Puglia.
Elicotteri, gommoni, scafi, pattugliatori dotati di sensori super sofisticati: il dispositivo messo in campo dall’alba al tramonto cerca di contrastare il fenomeno. E sono i risultati a parlare: dall’inizio dell’anno sono stati sequestrati dal gruppo Roan della gdf oltre 7.000 chili di stupefacenti; 21 gli scafisti arrestati e 16 i mezzi sequestrati.

ENTRA IN CAMPO IL MINISTERO - Ma il contrasto comincia in Albania, grazie alle attività di monitoraggio aereo delle fiamme gialle a supporto delle forze di polizia locali sul territorio e a mare dei finanzieri del nucleo di frontiera marittima di stanza a Durazzo dal 1997 e da qualche anno anche nella zona di Valona . Controlli che vengono eseguiti sotto l’egida del Ministero degli Interni italiano. Una preziosa collaborazione che oggi, più che mai, il governo albanese riconosce. Una consapevolezza diversa rispetto al passato che ha spinto i vertici governativi a comprendere, evidentemente, la gravità del fenomeno. Per questo, da qualche mese, le forze di polizia albanesi hanno avviato una stretta collaborazione con il nucleo delle fiamme gialle presente a Durazzo e tutte le altre forze di polizia straniere sul territorio. Lo scambio di informazioni è continuo e segna un passo decisivo nella lotta ai trafficanti di marijuana. Anche se, negli ambienti investigativi albanesi, è forte la convinzione che le infiltrazioni mafiose all’interno della stessa polizia resistano e non siano per niente facili da debellare.

PROFESSIONE: COLTIVATORE DI DROGA - Per comprendere il vertiginoso giro d’affari che la coltivazione della marijuana genera, è necessario tornare un po’ indietro nel tempo. Nel 2011, quando gli albanesi scoprono che quello della cannabis può diventare un affare d’oro, si comincia a coltivare su alcune decine di ettari. Bastano pochi semi, un piccolo e rudimentale impianto di irrigazione, un minuscolo gruppo di persone (anche poco esperte in campo agricolo) per gestire la crescita della pianta. Sono le condizioni climatiche e la qualità della terra a fare del seme uno stupefacente di buona qualità. Nel tempo le produzioni crescono. Una situazione che la guardia di finanza comincia da subito a verificare con le campagne di sorvolo dell’aeromobile Piaggio P166/DP1, in dotazione al gruppo di esplorazione aeromarittima di Pratica di Mare. I sensori speciali sistemati a bordo (molto più sofisticati rispetto a quelli degli elicotteri) cominciano a rilevare le aree maggiormente coltivate. Dati che si incrociano con le analisi fatte a terra che riconoscono il colore delle piantagioni e le condizioni termiche del territorio. Le conferme arrivano a stretto giro: in Albania la marijuana è coltivata a perdita d’occhio. Le forze di polizia albanesi iniziano a prendere coscienza del fenomeno. Nel 2014, viene scoperto il villaggio di Lazarat. Il governo albanese, stavolta, decide di intervenire in maniera massiccia bonificando un villaggio che per mesi e mesi aveva alimentato il traffico illecito, arricchendo decine e decine di famiglie del posto, capi clan compresi. Dopo Lazarat, nel 2015 si assiste ad un crollo vertiginoso della produzione di marijuana. Un anno di transizione che ha consentito ai produttori di riorganizzarsi. Di tornare sul mercato in modo più forte specializzandosi anche nel tipo di seme da utilizzare.

ECCO IL VIETNAMITA - Quest’anno, infatti, per la prima volta l’incremento di piantagioni scoperte è da ricondurre alla diffusione del seme a ciclo corto, il cosiddetto vietnamita. Permette di ultimare il raccolto in 45 giorni, a fronte del seme tradizionale che ne richiede circa 120-150. L’introduzione del nuovo seme, riscontrato in circa il 70% delle piantagioni, consente, quindi, ai produttori di dar vita a cicli di raccolto più brevi e, di conseguenza, ad una riduzione del rischio di perdita in caso di intervento delle autorità di polizia.
«Il contrasto al traffico della marijuana tra l’Albania e la Puglia è una delle nostre priorità, insieme a quello dell’immigrazione clandestina – spiega il comandante del reparto operativo aeronavale della guardia di finanza di Bari, il colonnello Antonello Maggiore. - Determinante la collaborazione di tutti i reparti, in particolare quello del gruppo aeronavale di Taranto, specializzato in operazioni in alto mare, nonché centro di coordinamento locale della missione “Triton” di Frontex. Per trasportare lo stupefacente le organizzazioni utilizzano imbarcazioni veloci, favoriti dalla breve distanza tra le coste albanesi e quelle pugliesi. Si parla di rotte comprese tra le 80 e le 100 miglia per un massimo di 200 tra andata e ritorno. Usano imbarcazioni di varie dimensioni e con diverse motorizzazioni che sono in grado, più di un motoscafo normale in vetroresina, di navigare anche con mare molto mosso».

BARCHE PIU' PICCOLE - «Se fino a qualche anno fa – spiega il colonnello Maggiore - i mezzi utilizzati erano per lo più grossi gommoni performanti con 2 e 3 motori da minimo 250 cavalli cadauno, ora si assiste all’utilizzo di imbarcazioni più piccole e meno costose, per evitare ingenti investimenti in denaro. Perché i trafficanti mettono in conto di perdere il carico e il mezzo. Naturalmente sono più numerosi rispetto alle grosse imbarcazioni. Negli ultimi tempi – ribadisce il colonnello - in Albania si sono intensificati il controllo e il monitoraggio di queste imbarcazioni potenti (poco da diporto e molto utilizzate per traffici illeciti) da parte della polizia locale. Al punto che, oggi è obbligatorio comunicare all’autorità marittima albanese lo spostamento di qualsiasi imbarcazione da un porto all’altro. Tutto ciò naturalmente cerca di agevolare il nostro lavoro in un clima di proficua collaborazione e sinergia. Questo scambio di informazioni – aggiunge il colonnello Maggiore - per noi è utilissimo perché ha consentito finora di produrre buoni risultati in termini di contrasto. I dati che le forze di polizia locali forniscono ci consentono di lavorare meglio in ambito operativo, prima e soprattutto dopo aver portato a termine le operazioni per gli ulteriori sviluppi investigativi».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione