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Il caso divide Botrugno

Salento, 120 striscioni
contro il forno crematorio

cremazione, urna cineraria

«No al forno» è il messaggio che i cittadini di Botrugno (Lecce) hanno scritto su 120 striscioni affissi ovunque per dire «no alla realizzazione di un forno crematorio nel cimitero comunale» in una zona «che dista solo 50 metri dalla prima abitazione e nelle immediate vicinanze di un’azienda di agricoltura biologica». In una nota del Movimento civico Apertamente, si evidenzia che «dopo aver raccolto 1.500 firme e ottenuto la convocazione di un Consiglio comunale aperto, i cittadini manifestano così il proprio dissenso alla costruzione dell’opera ritenuta fortemente dannosa per la salute pubblica».
L’opera, precisano i cittadini, sarà realizzata con «un 'project financing' per un investimento complessivo di più di due milioni di euro: il concessionario dovrà riconoscere all’amministrazione comunale un canone annuo non inferiore al 4% del fatturato derivante dalle operazioni di cremazione, e con un valore minimo di 15mila euro: un canone che richiede la cremazione di otto salme al giorno».
Il Movimento ricorda che «l'impegno del consiglio comunale di avviare un referendum consultivo si è arenato nella Commissione consiliare che dovrebbe approvare il regolamento», e ricorda che "in questa scelta andrebbero coinvolti anche i cittadini di San Cassiano e Nociglia» ai cui rispettivi sindaci chiedono «di approfondire tutti gli aspetti dell’impatto ambientale associato alle emissioni in atmosfera dell’impianto di cremazione che il Comune di Botrugno intende realizzare».
«L'aspetto più preoccupante - concludono - è il fatto che per legge gli impianti di questo tipo devono essere ubicati ad almeno 200 metri dalle abitazioni ma il tempio crematorio del Salento sarà costruito in una zona di ampliamento del cimitero di Botrugno che dista solo 50 metri dalla prima abitazione».

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