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Brindisi

«Sindaca, chieda riesame
Aia per la centrale Enel»

dati preoccupanti in 7 comuni Il movimento «Brindisi Bene Comune» torna alla carica

 «Sindaca, chieda riesame Aia per la centrale Enel»

«L’ultimo studio epidemiologico conferma che il carbone uccide: è ora di fermarlo».

Torna alla carica il movimento Brindisi Bene Comune in tema di tutela della salute e dell’ambiente nel territorio cittadino. «Nel recente convegno mondiale di epidemiologia a Roma - affermano Riccardo Rossi e Giuseppe Cellie - sono stati presentati i primi risultati dei lavori condotti da Arpa, Asl Brindisi, Ares e Dipartimento Epidemiologia del Lazio (coordinati dal prof. Francesco Forastiere, uno dei massimi esperti nel settore) sugli effetti sanitari a lungo termine dell’esposizione al particolato atmosferico emesso dalle tre centrali termoelettriche a Brindisi. I risultati sono la conferma di un quadro di eccezionale gravità: nei sette comuni dell’area a rischio di Brindisi, una popolazione di circa 230.000 abitanti, nel periodo di osservazione tra il 2001 e il 2013 si nota un incremento della mortalità dell’8% per tutte le cause di tumore, con punte dell’11% per il tumore del pancreas, del 16% per tumori alla vescica e del 12% per malattie respiratorie. Inoltre, vi è un eccesso di mortalità dell’11% per infarto cardiaco. Non sono solo numeri, sono donne ed uomini, bambini ed anziani, che muoiono nei 7 comuni dell’area a rischio composta da Brindisi, Carovigno, Cellino, Mesagne, San Pietro, San Vito e Torchiarolo. Un tributo altissimo pagato da innocenti in questi anni».

«Lo studio - proseguono - è finanziato dalla Regione Puglia che quindi, in conseguenza dei risultati ottenuti, deve giungere a provvedimenti conseguenti, chiedendo la fine della combustione del carbone. Questo studio arricchisce il quadro di epidemiologico dell’area di Brindisi, giungendo dopo quello effettuato dal prof. Latini sull’eccesso di malformazioni neonatali congenite, in particolare quelle cardiache in eccesso del 50% sulla media europea, e dopo quello dei ricercatori del Cnr che attribuiscono da 7 a 44 morti nel 2006, l’anno preso in considerazione, i morti dovuti alle emissioni della centrale di Cerano. Facciamo notare che tutti questi studi evidenziano un'altra verità che in tanti cercano di nascondere: che le emissioni di particolato sono nei limiti di legge ma ciò non è sufficiente per proteggere la salute dei cittadini. L’esposizione a lungo termine anche per emissioni inferiori ai limiti incrementa la mortalità. Questo è ormai un dato scientifico inconfutabile e supportato da una grandissima letteratura scientifica».

Ed ancora: «È evidente - dichiarano ancora Rossi e Cellie - che questo quadro di assoluta emergenza sanitaria impone un’unica soluzione: fermare il carbone, fermare le emissioni che uccidono innocenti in nome di un profitto per le grandi multinazionali. Nei prossimi giorni, all’avvio dei lavori della commissione ambiente, chiederemo l’audizione pubblica degli autori dell’ultimo studio per esporre a tutte le forze politiche e ai cittadini il quadro epidemiologico e chiederemo in un prossimo consiglio comunale che la sindaca chieda con forza il riesame dell’Aia per la centrale Enel, tuttora in corso, per una valutazione dell’impatto sanitario delle emissioni autorizzate, al fine di evidenziare la loro incompatibilità con la salvaguardia della salute umana. Da questi dati emerge anche non più rinviabile un intervento della sindaca presso l’Asl per definire un quadro di interventi pubblici per la prevenzione primaria e per le cure e prevenzione secondaria. Inoltre - concludono - chiederemo alla sindaca di avviare immediatamente un tavolo con governo nazionale e regionale per arrivare subito alla fine della combustione del carbone con una riprogrammazione delle attività energetiche in grado di salvaguardare i livelli occupazionali».

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