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Pd attacca l'amministrazione

«Cerignola, le divise dei vigili
nella lavanderia di un consigliere»

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CERIGNOLA - La consigliera comunale del Pd, Maria Dibisceglia, ha diffuso una nota in cui si fanno pesanti allusioni riguardo all’assegnazione, con determina dirigenziale, del servizio di lavaggio delle uniformi in dotazione agli uomini della polizia municipale, per sette mesi, al prezzo di 4.026,48. Allusioni legate al fatto che l’assegnataria è risultata la lavanderia di cui è titolare la moglie di un consigliere comunale di maggioranza, Luigi Marinelli, eletto nella lista “I Cattolici”. Partendo dal dato certo della parentela, la consigliera piddina parla di “affidamento diretto” ed ironizza: “è proprio vero che i panni sporchi si lavano in casa”. Poi una serie di considerazioni politico - amministrative: ”L’ attuale sindaco ed i suoi seguaci – rileva - per anni si sono proposti come difensori dell’onestà negli affari pubblici, denunciando a più non posso il “familismo” dei precedenti amministratori.

Ora, vero che il “Metta sindaco” è diverso dal “Metta candidato“, ma il colmo è che anche il Metta sindaco non perde occasione sui social network di ergersi a difensore della moralità, di fermo ed inflessibile custode degli interessi del Comune”. E denuncia come “il “familismo“, tante volte prima denunciato, è pratica corrente della sua amministrazione. “Stiamo ancora aspettando una parola qualsiasi sulla “questione Marino - Bonavita“, che il solito meccanismo di affidamento diretto di forniture e servizi da parte del Comune a parenti di amministratori viene replicato con il consigliere Marinelli”.

Fin qui la nota. Ora, è vero che “a pensare male di fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca”, come sentenziava Giulio Andreotti; ma in realtà, a leggere la determina firmata dal comandante Francesco Delvino, si evince che l’assegnazione è avvenuta al termine di una gara informale sotto soglia cui erano state invitate solo tre ditte. E l’offerta dell’aggiudicataria, “acquisiti i preventivi, è stata ritenuta la più congrua e più idonea”. In sostanza la più bassa e dunque economicamente più vantaggiosa. Resta tuttavia il dato politico gestionale e di opportunità, posto che a Cerignola vi sono ben più di tre lavanderie: invitarne solo tre, individuate attraverso “ricerche effettuate su reti informatiche”, avrebbe dovuto far suonare il campanellino d’allarme del “politically correct”, anche se la “forma” sembra salva.

Ben diverso e di certo più grave, è il caso “Marino – Bonavita” per il quale giovedì i consiglieri comunali dell’opposizione di sinistra hanno depositato una richiesta di autoconvocazione del consiglio comunale, dopo che nella seduta dello scorso 8 agosto, il consigliere Mario Rendine aveva tentato invano di introdurre la discussione, vedendosi sbattere la porta in faccia a suon di regolamento.

Da allora nessuno, dal Palazzo, ha sentito l’esigenza di spiegare la scabrosa vicenda dell’organizzazione di “Cerignola Si….cura”, bissata a stretto giro di posta, ma su scala minore, ad affidamento diretto e senza “triangolazioni”, di alcuni servizi di comunicazione per l’inaugurazione del Museo di Torre Alemanna. Fatti palesemente riconducibili alla figlia dell’assessore Anna Lisa Marino, titolare della “Daruma”, cui erano andati 15 mila euro previa fattura presentata all’Associazione “Club Tiro dinamico”, titolare dell’incarico-madre ed al consigliere Antonio Bonavita che, tra l’altro, aveva fornito “medaglie” pagate alla sua attività commerciale. Su questo spregiudicato meccanismo, si è registrato il silenzio assordante, non si sa bene se imbarazzato o sprezzante, da parte dell’amministrazione – Metta.

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