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Sabato 18 Novembre 2017 | 11:06

«Su di noi indagini viziate per i servizi di Striscia» La versione di Fabio e Mingo

«Su di noi indagini viziate per i servizi di Striscia» La versione di Fabio e Mingo

di Alessandra Flavetta

BARI - Avrebbero deposto «in un clima di terrore e soggezione e sarebbero stati spinti a dire cose non vere» su Fabio e Mingo almeno quattro dei testimoni ascoltati dalla Procura di Bari. L’inchiesta è quella su due servizi mandati in onda nel 2013 da Striscia la Notizia e realizzati dagli ex inviati pugliesi del tg satirico, che sarebbero stati «taroccati». Per questo gli stessi Fabio e Mingo vennero prima sospesi in diretta dal Gabibbo il 29 aprile 2015 e poi licenziati via mail da Antonio Ricci, «storico» autore della trasmissione di Canale 5.

È questa la novità della vicenda annunciata dai due attori ieri a Roma in una conferenza stampa nello studio legale del loro avvocato, Fabio Verile. Fabio e Mingo sono indagati per simulazione di reato. Il caso riguarda, appunto, due servizi Tv: il primo su un finto avvocato che in realtà è un attore; l’altro su una maga sudamericana che però non esisterebbe.

Nello studio dell’avvocato Verile che li difende, i due comici con toni talvolta ironici hanno avanzato accuse assai gravi, che naturalmente sono tutte da verificare. In particolare, secondo loro, alcune persone informate dei fatti e ascoltate dalla Procura di Bari nel corso delle indagini sui due servizi televisivi li avrebbero avvicinati. E avrebbero accennato loro di un certo «clima» poco sereno instaurato da un investigatore della Polizia giudiziaria, collaboratore del titolare delle indagini, il sostituto procuratore Isabella Ginefra. «La fase delle indagini preliminari è viziata», sostiene Verile, che ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica lo scorso 12 settembre, nello stesso giorno in cui i due comici hanno convocato la conferenza stampa.

Così, Fabio De Nunzio e Domenico «Mingo» De Pasquale fanno ricorso alla loro verve comica e, apostrofando virtualmente lo stesso ufficiale di Polizia, con in mano il provolone (variante pugliese del «tapiro»), chiedono: «Perché hai remato contro di noi?».

I due comici ribadiscono la loro posizione: «Striscia non è una testata giornalistica, ma è spettacolo, e noi non siamo giornalisti, ma attori-inviati ed abbiamo sempre realizzato i servizi e le gag con l’accordo della redazione. Dopo 19 anni con Ricci ci aspettavamo di non essere licenziati per mail, mentre lui e gli altri autori neanche ci hanno risposto al telefono quando li abbiamo contattati», racconta Mingo. Mentre Fabio stigmatizza la loro sospensione in diretta da parte del Gabibbo «uno tsunami per mio figlio che non capiva cosa avessimo fatto», sostiene.

Dal canto suo, l’avvocato Verile sostiene che non ci sarebbe stata alcuna frode alla collettività per aver rappresentato fatti non accaduti: «In accordo con la redazione, alcune volte si faceva una rappresentazione scenica di quanto i cittadini avevano effettivamente segnalato».

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