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se questa è sanità

«Perrino», la storia infinita
del cibo immangiabile

«Perrino», la storia infinita  del cibo immangiabile

BRINDISI - Nell’edizione di ieri la «Gazzetta» ha dato notizia ai suoi Lettori, facendo da cassa di risonanza ai degenti presenti nel reparto di «Otorino», dell’immangiabile panino servito agli ammalati.

Se la cosa fosse stata registrata una sola volta, si sarebbe potuto ipotizzare un «infortunio del panificatore». Invece, no. Perchè anche ieri, nello stesso reparto, agli ammalati è stato servito un nuovo, immangiabile panino. Si tratta di pane a cui non è stato modo di lievitare, perchè l’interno risulta crudo e, fra l’altro, emana cattivo odore.

Dunque ora sono due le prove raccolte dai parenti che si sono premurati di darne notizia alla «Gazzetta». E due prove fanno una certezza: i pasti forniti dall’azienda che cura il servizio della ristorazione per i degenti presenti nella struttura brindisina sono immangiabili.

Questo lo sanno bene, e non da ieri, il reggente la direzione generale, Giuseppe Pasqualone, ed il direttore sanitario della Asl brindisina, Angelo Greco. Hanno, da quasi un anno, sulle loro scrivanie, un preciso, dettagliato dossier fornito ad entrambi dal «Tribunale del Malato» dal quale è possibile rilevare tutte le carenze del servizio di distribuzione dei pati.

Pasqualone e Greco non possono limitarsi ad osservare che il servizio mensa assegnato all’impresa presente tutt’ora al «Perrino» sta per scadere e che sarà loro premura attrezzarsi perchè, in futuro, quando il nuovo bando di gara sarà ultimato, ciò non abbia più a registrarsi.

È molto importante esigere anche dall’impresa che sarebbe sul punto di smettere il servizio a Brindisi, che oggi, domani e sempre, agli ammalati vengano servite vivande mangiabili. Che il pane sia com’è giusto che sia.

I dirigenti debbono pretenderlo. Hanno l’obbligo di verifica di ciò che è servito agli ammalati.

Non si chiede la luna nel pozzo. Non si pretende che a preparare i pasti siano «Master Chef», anche se sarebbe logico disporre di uno Master Chef in grado di dare il suo okay prima che il vivandiere parta e raggiunga i vari reparti.

Si chiede il rispetto dei cittadini ammalati. È un sacrosanto dovere.

Così come è un giusto dovere dei lavoratori dipendenti del servizio di pulizia dei reparti, assicurare l’igiene nelle stanze e nei servizi igienici nei vari reparti. Tanto perchè gli ammalati ed i parenti non possono essere accusati sempre e comunque di essere gli unici portatori di sporcizia.

Anche in questo caso sarebbe utile che quanti sono responsabili prestino maggiore attenzione a che il personale designato a tale servizio si impegni e non sia un fanatico di Bach e della sua “toccata e fuga” in... scopa minore», dicono i degenti tra il serio e il faceto.

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