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Borgo Mezzanone

Migranti: primi indagati
per gestione Cara Foggia

Cara, litigio a coltellatein fin di vita un eritreo

di Roberto Buonavoglia 

FOGGIA - Corruzione, truffa, falso e falso in bilancio. I reati ipotizzati dalla Procura di Foggia sulle presunte irregolarità di gestione e sulle misure di sicurezza inefficaci che affliggono il Cara di Borgo Mezzanone sembrano annunciare sviluppi clamorosi. L’inchiesta è stata avviata nei mesi scorsi dal procuratore Leonardo Leone de Castris che avrebbe iscritto nel registro degli indagati i nomi di alcune persone. Intanto continua l’emergenza immigrazione nel Mediterraneo. Oggi la Guardia costiera ha coordinato sei operazioni di soccorso su cinque gommoni e un barchino in difficoltà salvando circa 650 migranti. Sono intervenute una unità della Marina Militare, una della ong Moas ed una nave della Marina irlandese che ha recuperato anche 5 cadaveri.

L’indagine dei magistrati foggiani è stata avviata dopo che le Forze di polizia, che indagavano sulla piaga del caporalato, hanno notato un’impennata del fenomeno e hanno così constatato che la nuova manovalanza di braccianti arrivava proprio dagli ospiti del Cara. Il 'casò è stata segnalato alla Procura che ha costituito un pool composto da tre pubblici ministeri - il procuratore e i pm Dominga Petrilli e Francesco Diliso - che ha cominciato ad indagare sul fenomeno e sulle misure di sicurezza interne ed esterne del Centro di accoglienza richiedenti asilo. I risultati dell’indagine, costituiti da video, sopralluoghi, pedinamenti e intercettazioni, sarebbero impietosi e confermerebbero che i caporali prelevano dal Cara i migranti, li portano nelle campagne dove li sfruttano come braccianti in cambio di pochi euro al giorno. Gli accertamenti, col passare del tempo, sono andati oltre e si sono concentrati anche sulla gestione del Cara, che garantisce a poche società un business di tutto rispetto.

«All’interno del Cara di Foggia tutto si svolge regolarmente, dal servizio mensa ai servizi sociali, il vero problema è all’esterno dove però noi non c'entriamo nulla», precisa Michele De Giulio, responsabile della Cooperativa Senis Hospes che gestisce i servizi interni al Cara di Foggia: mensa, infermeria e servizio sociale. Il caporalato - dice - «è all’esterno, nella vecchia struttura, non c'entra nulla con il Cara. I migranti sono cittadini liberi: se uno esce dalla struttura e ritorna quando vuole entro le 22, noi non possiamo accorgerci di quello che fa fuori».

Il Cara di Borgo Mezzanone è stato al centro nei giorni scorsi del reportage dell’Espresso che ha documentato le condizioni «inumane» del centro in cui vivono oltre mille migranti richiedenti asilo. Ieri il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha annunciato verifiche su tutte le strutture di accoglienza dei migranti e, in particolare, un programma di interventi strutturali per il Cara di Foggia. Proprio ad Alfano hanno rinvolto oggi un’interrogazione i senatori del Pd Camilla Fabbri, Daniele Borioli e Stefano Esposito. I tre parlamentari chiedono di sapere anche se «la gestione del Centro da parte del consorzio Sisifo di Palermo e quindi alla cooperativa Senis Hospes, si sia svolto e si stia svolgendo nel rispetto degli accordi contrattuali».

Stessa richiesta arriva dal deputato Rocco Palese (Cor) che vuole che il responsabile del Viminale riferisca alla Camera anche «sulle ombre che aleggiano sulla gestione di questi centri».

Forti critiche arrivano dalla Cgil Puglia e dall’Arci. Il sindacato chiede al governatore della Puglia, Michele Emiliano, di essere convocato «altrimenti saremo costretti a mettere in piedi iniziative che denunceranno la corresponsabilità delle istituzioni"; l’Arci pretende invece la chiusura di tutti i Cara: «il Ministero dell’Interno - rileva - dovrebbe ispezionare se stesso dato che gli attuali 10 Cara presenti sul territorio nazionale sono a gestione 'quasi direttà del Ministero stesso».

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