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L'odissea dei malati di tumore

Rosa e il calvario radioterapia
da Taranto a S. Giovanni Rotondo

Operata a luglio per rimuovere il male, è costretta a lunghe attese per la Radio, quindi l'esodo da un capo all'altro della Regione

Rosa e il calvario radioterapiada Taranto a S. Giovanni Rotondo

«Mi creda, le gambe sembravano spezzarsi». Rosa, 47 anni, è stata operata di tumore maligno al seno nel mese di luglio. L’intervento è andato bene, il cancro è stato rimosso. «Ho trovato una bella squadra in ospedale a Taranto». Il successivo esame istologico ha dimostrato che il nodulo sentinella e i due complementari, erano benigni. Quindi niente chemioterapia, ma un ciclo di radioterapia. Ed è qui che sorge il problema. «Nella visita successiva all’intervento – spiega Rosa, originaria di Statte – la dottoressa mi ha detto che per la radioterapia l’attesa era di tre mesi e mezzo, forse anche di più. Ma la “radio” deve partire massimo due mesi dopo l’intervento, per bloccare eventuali cellule andate in circolo. Mi è stato detto subito di andare altrove».

E’ in questo momento che le gambe di Rosa vacillano. «La prima cosa che ho pensato: questi stanno messi male» è il suo commento a caldo post operazione. Torna a casa, parla con il marito, cerca e trova una soluzione. Ed è San Giovanni Rotondo. «Era un venerdì, lo ricordo benissimo – racconta Rosa – ero appena uscita dalla visita per cominciare la radioterapia al Moscati. Ho chiamato San Giovanni Rotondo, il lunedì successivo avevo già la prenotazione. Mi hanno visitato e mi hanno detto che dopo sette giorni avrei fatto la preparazione e a seguire avrei potuto cominciare la radioterapia. Sono stati meravigliosi, mi hanno spiegato tutto con un video. Mi hanno dato serenità». Dunque in tutto venti giorni per cominciare la “radio” a San Giovanni Rotondo, quasi 4 mesi a Taranto.

«Aspettare per me era troppo rischioso – aggiunge – Mi sono accollata economicamente la trasferta, e so che dovrò affrontare spese non a calendario. La mia domanda è: ma quanti chilometri dobbiamo fare per curarci? non abbiamo diritti?»
Rosa è casalinga, e in famiglia vivono di pensione. «In passato in questo periodo ho lavorato in campagna – dice ancora – quest’anno non potrò per la malattia. Fortunatamente ho messo qualche soldo da parte, non grandi cifre, che mi aiuteranno però a reggere il mio viaggio della speranza. Ma chi non li ha, i soldi, cosa fa? Deve per forza farsi un prestito oppure resta a casa a morire?» Ciò che spaventa di più Rosa però è rimanere un mese da sola a San Giovanni Rotondo per il ciclo di radioterapia. «Forse tornerò il venerdì – spiega con tono triste – ma comunque lascio mio marito e la mia famiglia».

La storia di questa donna che si è scontrata, suo malgrado, con un cancro al seno, emerge dopo le ultime notizie sull’altalenante funzionamento dei macchinari della radioterapia all’ospedale Moscati. Rosa si racconta, e si sfoga anche, con il consigliere regionale Renato Perrini, che chiede, da mesi, il potenziamento del reparto di oncologia e in più in generale di tutta struttura ospedaliera al quartiere Paolo VI. «Mi hanno detto che i macchinari vanno in blocco – conclude – ma come è possibile che accada una cosa del genere, a Taranto poi, dove storie come la mia sono all’ordine del giorno. La sala di attesa per la radio è stracolma». Rosa ha avuto la possibilità di andare a San Giovanni Rotondo per completare al meglio il suo iter sanitario. Ma chi non può? «A questo serve la politica – è il suo commento finale - la parte umana della politica, a salvare chi non può».[A.Cav.]

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