Sabato 21 Luglio 2018 | 17:44

nel barese

Caccia al via, ma manca
il controllo dei bracconieri

vigilanza contro bracconieri, caccia

BARI - «Se un cacciatore rispetta le regole non ci sono problemi di alcun genere per i cittadini o per l’ambiente, il problema sorge se questo non avviene», spiega Carmine Gassi dell’Anpana di Rutigliano. Ed ecco allora la necessità di controllo capillare sul territorio durante il periodo venatorio, di contrasto a vere e proprie attività di bracconaggio o anche solo di intervento per salvaguardare animali che appartengono a specie selvatiche protette e che, con dolo o per incidenti, vengono coinvolti nelle attività venatorie.
«Nel periodo di caccia molto spesso troviamo rapaci feriti da pallini – sottolinea Gassi – così come mezzi illeciti posizionati nelle campagne per catturare prede in maniera illegale. Oggi il cacciatore non spara più per poter mangiare, è uno sport, si uccidono animali per puro divertimento ed eventualmente si mangiano per potersene vantare. Alcuni ci dicono che la carne dei ricci sia prelibata, è un atto sconsiderato visto che si tratta di animali protetti e assolutamente non cacciabili. Io sinceramente dopo aver salvato tanti di questi piccoli animali, di aver tenuto in mano i cuccioli rimasti orfani per l’azione di bracconieri, non saprei proprio come si fa anche solo a pensare di mangiarli. Invece la volpe, ad esempio, si può cacciare, ma chi si mangerebbe una volpe?».

«Serve sensibilizzazione contro i comportamenti illeciti – sottolinea Francesco Di Giovanni, Rangers d’Italia – è necessario lavorare sulla comunicazione, ma torniamo al solito problema: servono risorse per attività del genere e per potenziare il controllo serio».
Ma se un singolo cittadino trova un animale selvatico ferito, magari mentre si porta in giro il cane, cosa si può fare? «Allertare la Polizia municipale – spiega Di Giovanni -. Con la cancellazione delle province le attività svolte dalla polizia provinciale ora ricadono sulla polizia locale, sono loro a dover intervenire, prendere in carico l’animale ferito, allertare la Asl e ricoverarlo presso il Centro di recupero animali selvatici a Bitetto, ma…». Ma? «Ma questo spesso non avviene. Se un cittadino chiama la Polizia municipale il più delle volte si sente rispondere che non è loro competenza, allora magari riesce a contattare qualche associazione che se ne fa carico. Solo che è vietato il trasporto di animali selvatici da parte di persone non autorizzate, paradossalmente se un cittadino soccorre un animale ferito e magari cerca lui stesso di portarlo al centro di recupero, se fermato per un controllo, è multabile, stiamo parlando di un reato penale».

Il Centro di recupero animali selvatici di Bitetto ha orari molto circoscritti, sono chiusi il pomeriggio, il sabato e la domenica, contattarli per un’emergenza è difficile, non c’è neanche un numero di riferimento per un pronto intervento. «Questo è un problema anche per noi volontari - sottolinea Di Giovanni -, tra l’altro il Centro è una struttura regionale, a Bari non si è mai istituita una sede provinciale che pure la legge 27/98 prevede. In pratica siamo fuorilegge per quanto riguarda la tutela degli animali selvatici. Tante volte siamo costretti a ricoverare un animale ferito presso cliniche veterinarie private che ci aiutano gratuitamente, solo per amore degli animali».
«Un amore per gli animali che spesso per il cittadino non è per tutte le specie – fa eco Gassi – Come ad esempio i serpenti, sono animali tutelati, ma fanno molta paura e vengono uccisi ancora prima che ci si attivi per denunciare la loro presenza, che permetterebbe il loro recupero in sicurezza». [Rita Schena]

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