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pellegrinaggio

Con fede, zaino e bastone
da Bisceglie a Capurso

pellegrini in marcia

di LUCA DE CEGLIA

BISCEGLIE Si rinnova il pellegrinaggio a piedi da Bisceglie al Santuario della Madonna del Pozzo di Capurso, antica tradizione dismessa negli anni ‘50 e ripristinata otto anni fa dagli audaci giovani dell’associazione Maria Santissima del Pozzo.
Una iniziativa «rispolverata» tra fede e tradizione grazie al volere e al contributo di un gruppo di giovani devoti.
Ieri, infatti, dalla Cattedrale è partita la processione con il sacro quadro che accompagna i devoti pellegrini «armati di fede, zaino e bastone», verso la meta benedetta dall’agosto 1705, con il ritrovamento della miracolosa effigie bizantina, della Madonna con il bambino sulle pareti di un pozzo.
I pellegrini sono stati accolti dal primo cittadino di Capurso, Francesco Crudele, nel palazzo di città, ed oggi saranno ricevuti dal rettore della Basilica, padre Francesco Piciocco.

«Un momento di particolare emozione suscita l’ingresso dei biscegliesi in basilica, alle prime ore dell’alba dell’ ultima domenica di agosto, e la processione diurna al quale partecipano le massime autorità civili e religiose, tra i quali il sindaco di Bisceglie, Francesco Spina – dice Luciano Capurso della suddetta associazione religiosa - la sera, la processione notturna, quella del carro trionfale, dove i biscegliesi da sempre ricoprono un ruolo importante nel traino a braccia della macchina con in cima la statua della Madonna, chiude i festeggiamenti nel comune di Capurso mentre i pellegrini si apprestano al ritorno, preparando i festeggiamenti nella città di Bisceglie».

Fu il biscegliese Bartolomeo Porcelli a costruire a Capurso il primo carro trionfale nel 1817 che allora veniva trainato da alcuni muli.
Il carro trionfale della Madonna del Pozzo, col privilegio di trainarlo concesso ai biscegliesi dal 1936, fu ricostruito dal maestro Francesco Porcelli di Bisceglie.
Nel 1938, come documenta lo storico stendardo, fu costituita a Bisceglie l’associazione dei devoti alla Madonna del Pozzo.
Il culto è legato anche ad un grave fatto di cronaca risalente al 1932 che è stato raffigurato in un ex voto che si conserva presso il locale museo diocesano, ovvero al salvataggio di Chiarina, una bambina di appena nove anni che fu gettata in un pozzo, vittima di dissidi famigliari, e che secondo la leggenda popolare si salvò grazie all’intercessione della Madonna.

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