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Il personaggio

Radici tarantine
nell'oro ai Giochi
di Fabio Basile

Nonna Diamante di San Giorgio e le estati trascorse sullo Jonio

Radici tarantine  nell'oro ai Giochi di Fabio Basile

di ANGELO LORETO

Ha origini tarantine la duecentesima medaglia d’oro della storia olimpica dello sport italiano. Precisamente di San Giorgio Jonico. È infatti dall’area orientale dell’arco tarantino, dal centro alle porte del capoluogo che inizia la storia di Fabio Basile, che domenica sera a Rio de Janeiro ha dominato il torneo di judo nella categoria sessantasei chilogrammi, regalando all’Italia la prima medaglia della prima storica edizione dei Giochi in un Paese sudamericano.

Una storia che comincia però ben prima che nascesse il non ancora ventiduenne (li compirà il 7 ottobre) judoka dell’Esercito. Tutto inizia quando negli anni Sessanta, tra i tantissimi meridionali che emigrano verso il nord Italia, anche i suoi nonni materni lasciano la Puglia e vanno a vivere a Torino. Lì nasce un’impresa di costruzioni edili. E nasce anche Tiziana Piccinno, che un giorno incontrerà e sposerà Mauro Basile. Sono i genitori di Fabio: lui perito elettronico, lei commessa all’Auchan.

I natali di Fabio sono a Rivoli, centro di poco meno di 50.000 abitanti nell’area metropolitana di Torino. Lui già a diciotto anni dimostra il suo talento, vincendo nel 2013 (anno in cui entra nella squadra dell’Esercito) il bronzo sia ai Giochi del Mediterraneo a Mersin sia agli Europei giovanili di Bucarest.

Ma il legame della famiglia Basile con la provincia tarantina non si tronca, anzi. Nonna Diamante ogni estate la passa qui, tra Pulsano e Lido Silvana, nota località costiera che in passata è stata anche vittima di un compromettente incendio. E spesso ci viene anche Fabio, a trascorrere periodi di vacanza con i parenti che vivono ancora a San Giorgio Jonico. Una casa a due piani bianca e con la scala a chiocciola viene spesso ritratta nelle foto che il judoka campione olimpico pubblica sui social network dei quali è un grande frequentatore. Dopotutto la sua è la generazione dei Millenials, dei nativi digitali. Dei ragazzi e ragazze nati dagli anni ‘90 in poi. Da lui è arrivato quell’oro olimpico maschile che mancava al judo azzurro da 16 anni, da quando Pino Maddaloni trionfò a Sydney 2000. Un’altra generazione (l’atleta casertano è classe ‘76), ma identiche emozioni. Ed entrambi col Sud nel sangue.

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