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Per truffa, appropriazione indebita e falso

Affari a Melfi: querelato Giancaspro
«Sequestrate i conti del Bari calcio»
E il patron annuncia un'azione legale

«Sequestrate i conti del Bari calcio» Affari a Melfi: querelato Giancaspro E il patron annuncia un'azione legale

di Giovanni Rivelli

MELFI - Sequestrate i conti del Bari Calcio e tutti quelli riconducibili al suo patron Cosimo Giancaspro e alle sue attività. È la richiesta contenuta in una denuncia querela presentata al nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari da Alessio Angelo Bona di Lecce e Giovanni Ferrara di Melfi due fondatori delle aziende del gruppo Finpower Srl di cui Giancaspro è stato nel tempo prima commercialista, poi socio, poi amministratore, ancora unico proprietario e, infine, venditore a privati e un fondo inglese.

Un cammino per il quale i suoi ex assistiti e soci lo hanno ora denunciato per i reati di truffa aggravata, appropriazione indebita e falso chiedendo il sequestro cautelativo dei conti di Giancaspro e delle varie società riconducibili alla Finpower.

Proprio la vicenda dell’ingresso di Giancaspro nel Bari Calcio avrebbe, a leggere la denuncia, sucitato i sospetti nei due ex soci convinti che il complesso aziendale versasse in una situazione di difficoltà. Così quando nello scorso dicembre hanno appreso del pagamento di un milione e mezzo per il 5% del pacchetto azionario del club biancorosso, i due avrebbero iniziato ad avviare accertamenti giungendo alla conclusione (pur in assenza delle carte che hanno chiesto allo stesso Giancaspro e al commissario liquidatore del gruppo) che sarebbero stati mossi oltre 30 milioni di euro e variate le proprie posizioni in assetti societari mentre Bona e Ferrara sarebbero stati all’oscuro di tutto.

Stando alla denuncia presentata (e che al momento rappresenta solo una tesi di parte) i due soci fondatori della Finpower, che con le società controllate si occupava di diversi campi di energie rinnovabili nella zona di Melfi in Basilicata e uno a Lecce, si sarebbero messi in contatto con Giancaspro proprio nella fase di realizzazione degli impianti per essere aiutati a trovare la liquidità necessaria a realizzarli. Bona e Ferrara avevano, infatti, ricevuto un affidamento bancario da 8 milioni e 400mila euro, ma solo 5 milioni erano stati dati anticipatamente e ne servivano altri 3 per ultimare le opere. E Giancaspro avrebbe fatto ottenere un fido da un’agenzia bancaria di Taranto, ma - raccontano i denuncianti - dopo poco lo stesso affidamento sarebbe stato revocato. Il commercialista, attuale patron biancorosso, avrebbe iniziato così a guidarli in una serie di richieste a fondi vari (tra cui uno presieduto dall’ex assessore regionale lucano Aldo Berlinguer, poi messo in liquidazione dalla Banca d’Italia che ha anche sanzionato Berlinguer per irregolarità) convincendoli anche a rinunciare ad altre linee di credito bancarie e a spostare man mano in suo favore sia quote societarie (senza pagamento di corrispettivo) che il controllo della società stessa. E alla fine, prima della vendita dei «gioielli di famiglia» a un fondo inglese, Ferrara e Bona hanno raccontato di essere stati estromessi a loro insaputa con operazioni irregolari sia dagli organi di controllo della società che dalla proprietà della stessa.

Sulla vicenda è intervenuto l’avvocato Raul Pellegrini, incaricato dal dott. Giancaspro - come è scritto in una nota - «di proporre con immediatezza tutte le azioni giudiziarie, a cominciare dalla denuncia penale, contro i soggetti che hanno dichiarato alla stampa di aver proprosto querela contro di lui. Invero i fatti riferiti sono assolutamente falsi e quindi diffamatori, mentre la querela sporta è palesemente calunniosa. Non va, infine, sottaciuto che la diffusione giornalistica di tale notizia, che invece doveva rimanere di esclusiva competenza dell’autorità giudiziaria, svela l’intento dei denucianti di colpire l’immagine pubblica del dott. Giancaspro sperando di conseguire indebiti vantaggi di natura economica».

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