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Giovedì 23 Novembre 2017 | 04:35

Parla Rosa Lobuono, l'anima della festa

La «Cena in bianco» a Bari:
ci vuole un enorme coraggio

cena bianca 2015 a bari

L'edizione 2015

di LIA MINTRONE

BARI - Sobria ma come sempre elegante in una gonna di pizzo bianco e una semplice tshirt. Unica nota di colore, un fiore rosso puntato sul petto. Si presenta così Rosa Armenise Lobuono, lady white, l’ideatrice dell’evento «Bari Bianca- A Cena Insieme» insieme alla sua infallibile e collaudata squadra composta da Vanni Marzulli e Francesco Contursi. A fine serata tira un respiro di sollievo. Tutto è andato bene anche in questa quarta edizione. L’unica nota malinconica, la paura di alcuni partecipanti che alla fine hanno preferito non aderire all’evento.

Rosa Lobuono, con quella di ieri sera è andata anche la quarta edizione di Bari Bianca. Ha coraggio ad affrontare ogni volta un evento di tale portata, non è facile gestire migliaia di persone

«Effettivamente, me ne rendo conto, ci vuole un coraggio pazzesco e ogni anno dico che è l’ultimo»

Perché?

«È evento che piace ma allo stesso tempo divide la città. E invece si tratta di un flash mob trasversale, ci sono tutti, giovani e adulti».

E allora perché divide la città?

«Perché molti non hanno ancora inteso bene il senso della serata. Si tratta di un evento assolutamente gratuito, all’insegna della convivialità e del recupero di uno spazio urbano che invece, quotidianamente, non viviamo».

Dov’è l’equivoco?

«Che molti pensano che sia un evento snob. Ma come può essere snob un evento di migliaia di persone? L’anno scorso eravamo quasi in diecimila, quest’anno in quasi duemila. Sbaglia chi pensa questo. Ieri sera c’erano tutti i ceti sociali e professionali in totale allegria e libertà. E poi, a Bari, facciamo una grande differenza».

Quale?

«Sin dalla sua prima edizione, Bari Bianca è sempre stata finalizzata alla solidarietà. Quest’anno, per la quarta volta consecutiva, abbiamo appoggiato l’Ant e abbiamo abbracciato anche il bellissimo progetto dell’Agebeo di realizzare una casa di accoglienza per le famiglie dei piccoli degenti oncologici. Nelle altre città del mondo non c’è alcuna iniziativa di solidarietà».

Quale, delle edizioni, le è piaciuta di più?

«Forse la prima, perché eravamo incoscienti, era la prima volta, non ci rendevamo conto che sarebbero arrivate 1.900 persone davanti alla Basilica di San Nicola. Che bei ricordi, che serata magnifica. Si trattava non solo della prima volta a Bari ma in tutto il sud Italia. Le prime erano state Torino e Udine».

E poi ha lanciato una moda che ha contagiato tutta la regione.

«Ed è la cosa che mi fa più piacere vedere che in tutta la Puglia, dal comune più grande a quello più piccolo, si organizzano cene in bianco».

La gente ha riscoperto il piacere delle tavolate di una volta e la voglia di stare insieme?

«Sì, nonostante sia un evento faticoso per chi partecipa».

Bari Bianca potrebbe considerarsi, ormai, un evento fisso per la città?

«Certamente, sono passati quattro anni e sembra ieri. D’altronde a Parigi la organizzano da 28 anni, perché a Bari no?».

Sta dicendo che ci sarà una quinta edizione l’anno prossimo?

«Forse, vedremo ogni anno con i miei cari amici vanni marzulli e Francesco Contursi ci diaciamo che è l’ultima volta. Poi, però, siamo travolti dalle richieste della gente e non riusciamo a dire di no».

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