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Taranto, c'è pure Renzi venerdì
all'inaugurazione del nuovo MarTa

Taranto, c'è pure Renzi venerdì all'inaugurazione del nuovo MarTa

di ALESSANDRO SALVATORE

TARANTO - Uno scrigno che racchiude 6.500 anni di storia. È il Museo archeologico nazionale di Taranto «MarTa». Venerdì 29 verrà definitamente alla luce, col taglio del nastro del secondo piano da parte del presidente del Consiglio Matteo Renzi, atteso alle 11 dopo la visita delle 9 all’Ilva. Al suo fianco ci sarà la conterranea toscana Eva Degl’Innocenti, dal 1° dicembre 2015 direttrice di una delle 30 strutture autonome museali decretate dalla riforma del ministro della Cultura, Dario Franceschini, anche lui atteso all’inaugurazione. Ci sarà anche Maria Piccarreta, nella sua prima uscita da soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio di Brindisi, Taranto e Lecce. Con lei l’ex soprintendente dell’Archeologia pugliese, Luigi La Rocca, ora a capo della Soprintendenza unica della Città metropolitana di Bari. È pure lui tra i 120 invitati alla «scoperta» del rinnovato MarTa, dove sono previsti 70 giornalisti accreditati.

Dal pomeriggio (alle 16,30) il «tesoro» culturale si aprirà a tutti con le visite ordinarie, che saranno gratuite sino a domenica. Successivamente il biglietto di ingresso sarà fissato a 8 euro.

L’ultimo lotto dei lavori del MarTa, sfruttando finanziamenti pubblici pari a 6,2 milioni di euro, è stato realizzato in quattro anni dall’impresa Garibaldi di Bari. Il suo amministratore Beppe Fragasso parla di una «ristrutturazione e di un allestimento di uno stabile che daranno dignità all’immenso patrimonio archeologico tarantino, grazie ad i preziosi impulsi offerti dal direttore dei lavori, l’architetto Augusto Ressa». Dalla preistoria all’età ellenistica: è questo l’arco temporale che renderà vivo il secondo piano, che costituirà l’incipit del percorso espositivo globale di 25 sale, colmo di decine di migliaia di reperti sui 500mila di proprietà del museo. Strategica, nell’allestimento, l’opera svolta dell’equipe scientifica diretta dall’archeologa Antonietta Dell’Aglio.

Ad accogliere i visitatori ci sarà un’area che, attraverso un supporto video e computerizzato, presenterà la storia di Taranto ed illustrerà l’imprinting archeologico dato dal 1880 dall’allora ispettore dello Stato, Luigi Viola, considerato il padre del museo, vista l’opera di scoperta e valorizzazione della plurimillenaria storia jonica, fatta di ricerche e scavi.

Tra le gemme del MarTa c’è lo Zeus di Ugento, ritrovato nel 1961 in Salento e, all’indomani di un prestito del 2008 per una mostra a Mantova, danneggiato e restaurato col fine di svelarne la bellezza. Si tratta di una statua bronzea del VI secolo che è rivendicata dal polo museale della terra leccese. Nella hall del secondo piano impererà poi la copia della «Persefone Gaia» o Dea in trono, il cui originale è conservato a Berlino. La costruzione del manufatto magnogreco rivenuto a Taranto, ma finito in Germania grazie all’asta pubblica vinta dall’imperatore Kaiser Guglielmo II alla vigilia della prima Guerra Mondiale, è avvenuta con il sofisticato laser scanner. Sarà uno dei reperti più appetibili del tracciato espositivo del primordiale secondo piano.

Altra bellezza di cui godere è la Tomba dell’Atleta di Taranto, della quale i visitatori potranno ammirare il sarcofago originario con lo scheletro e il corredo funerario, composto dalle splendide anfore panatenaiche. Parliamo del sepolcro una cui copia è stata esposta alle Olimpiadi di Pechino, e che il museo mostrerà con un gioco di specchi, che ne esalteranno l’anima e le sue parti dipinte.

Di particolare interesse è la Kore di Montegranaro, una statua incompleta anch’essa, che racchiude una fanciulla databile al IV secolo avanti Cristo. Di grande fascino la Tomba degli atleti: la si potrà sbirciare attraverso una vetrata che introdurrà il pubblico del MarTa alla scoperta della stessa scena che stupì gli archeologi ai tempi del rinvenimento in via Crispi.

La storia come argomento attrattivo capace di catturare le giovani menti. A loro guarda la direttrice Degl’Innocenti, che al piano terra del museo presenterà la «Fab Lab», un luogo didattico dove scoprire e sviscerare l’archeologia con un impatto meno elitario. È il primo passo del «MarTa 3.0».

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