Venerdì 20 Luglio 2018 | 06:58

intestate a 13 persone

In Basilicata circolano
1.740 auto «fantasma»

indagini cominciate due anni fa Sono intestate a tredici lucani. La Procura antimafia di Roma vuol vederci chiaro

In Basilicata circolano 1.740 auto «fantasma»

Massimo Brancati

POTENZA - Tredici lucani risultano essere proprietari di 1.740 automobili. Qualcosa non quadra. Anche perché non si tratta di nababbi, ma semplici impiegati, operai, addirittura disoccupati. Potrebbero essere coinvolti in un giro di passaggi di proprietà e di libretti contraffatti, ipotesi attorno alla quale lavora ormai da due anni la Direzione distrettuale antimafia di Roma che ha ficcato il naso in un complesso sistema di documenti falsificati, compreso le assicurazioni auto. Proprio durante le indagini, i magistrati hanno tracciato un quadro nazionale di vetture «fantasma». Disaggregando il dato nelle due province, scopriamo che nel Potentino ci sono 4 intestatari per 525 auto: a Potenza città, in particolare, una persona ha intestato 116 auto, un senisese ne ha 111 e un residente di Abriola 146. Il record, a livello provinciale, lo detiene un cittadino di Balvano che possiede ufficialmente 152 vetture. Un particolare: questo «amante» delle auto risulterebbe defunto. Nel Materano sono 9 gli intestatari per 1.215 auto: a Matera città sono tre i «multiproprietari» che possiedono rispettivamente 165, 111 e 107 automobili. A Pisticci due residenti sono proprietari di 116 e 148 mezzi, a Miglionico 168 vetture sono intestate a una sola persona. Ad Accettura il record: un solo proprietario per 174 auto.

Bocche cucite sui nomi alla procura antimafia di Roma. Si sa soltanto che in Basilicata le «auto fantasma» sono intestate a uomini tra i 40 e i 50 anni, tutti italiani, nessuno straniero. E che non risultano ricchi, ma «comuni mortali» e pure qualche disoccupato come nel caso di Potenza città: il proprietario di 116 auto è ufficialmente senza lavoro.

Non ci sarebbero nell’elenco i titolari delle concessionarie che tra «chilometri zero» e permute s’intestano più di 1.000 auto in un anno.

Le indagini, cominciate un paio d’anni fa e non ancora concluse, ruotano attorno a una colossale evasione per l’erario di cui sarebbero responsabili alcuni cittadini residenti nel Lazio. Avrebbero messo su un business grazie all'intestazione ad alcuni prestanome di oltre 160 mila automobili. Complessivamente i sospettati sono quasi 850, ma risulterebbero indagate solo quattro persone, tutte di Roma.

Il meccanismo della truffa: pagando qualche centinaio di euro, oltre all'intestazione di un'auto che non avrebbe mai potuto acquistare, chi si rivolgeva a questa banda otteneva anche documenti di vario tipo (necessarie per l’intestazione delle auto), falsi bollettini postali riportanti versamenti nella realtà mai effettuati, polizze auto e relativi tagliandi annuali.

L'indagine è partita dalla registrazione negli uffici della polizia municipale a Tor Bella Monaca (Roma), di alcuni incidenti stradali mortali o con feriti gravi, causati da pirati della strada. A quel punto è cominciato a venir fuori un quadro generale che coinvolge un migliaio di persone, risultate essere clienti dei falsari, e oltre 160mila veicoli dei quali non si conoscevano i veri conduttori. I veicoli potevano essere utilizzati per qualsiasi attività illecita diminuendo o scongiurando il pericolo di essere «beccati»: così si garantivano pregiudicati, stranieri irregolari e truffatori. Alcune delle auto risultavano, nella realtà, intestate a persone ormai decedute. Senza contare che altri mezzi erano registrati a senza fissa dimora a carico di servizi sociali e quindi con domicili convenzionati, oppure a non titolari di patente di guida. O, ancora, residenti in più indirizzi contemporaneamente. A tutto si aggiunge un altro aspetto, quello legato a bolli mai pagati o macchine acquistate da falsi invalidi con falsi certificati per le agevolazioni fiscali. Il sistema è così ampio e complesso che richiede un surplus di indagini. Ma la sensazione è che la magistratura abbia scoperto il vaso di Pandora.

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