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Area archeologica di Siponto
nel ricordo di Marina Mazzei

area archeologica di Siponto

di MICHELE APOLLONIO

MANFREDONIA - Un’area archeologica intitolata a Marina Mazzei, l’archeologa foggiana studiosa della storia dauna, autrice di 230 scritti tra cui otto monografie, dinamica direttrice del Museo nazionale archeologico di Manfredonia dal 1993 fino alla sua prematura scomparsa nel 2004. A dodici anni dalla sua dolorosa dipartita il Comune di Manfredonia ha deliberato di dedicarle uno spazio a Siponto facente parte delle grandi aree archeologiche che costellano il territorio sipontino. E’ quella che fa da corona ad uno degli ipogei Scoppa, oltre la strada che delimita la pineta, tagliata dal canale delle brecce. La cerimonia avrà luogo domani con inizio alle 18,30 presenti il sindaco Angelo Riccardi, il marito di Marina il professor Saverio Russo, Dario Melillo presidente del Centro residenziale di studi pugliesi “Michele Melillo” che alle 20 nella sede di Piazza S. Maria Regina, 2, ospiterà una conversazione sulla figura e l'opera di Marina Mazzei con l’intervento del sindaco Riccardi, del soprintendente ai Beni archeologici di Puglia, Luigi La Rocca, dell’archeologa Claude Pouzadoux, e di Saverio Russo che presenterà il saggio postumo di Mazzei “I Dauni”.

Un doveroso omaggio all’archeologa foggiana che ha dedicato la purtroppo breve esistenza alla tutela e valorizzazione dell’immenso patrimonio archeologico sparso nel territorio della Daunia del quale quello sipontino è tra i più rappresentativi e considerevoli. Una attività di ricerca e di studio raccolti in importanti pubblicazioni tra cui la cura del volume “Siponto Antica” pubblicato per i tipi di Claudio Grenzi editore, nel 1999. Ben 519 pagine nelle quali è tracciato un profilo della memoria di un passato «consegnata quasi integralmente alle nostre generazioni» ma che «appare quasi quotidianamente segnata, mutata, stravolta, distrutta così come oggi accade nella nostra provincia».

Una attestazione d’amore verso la terra di nascita e alle «esperienze personali di gioventù maturate nelle lunghe estati sipontine», ma anche un severo e motivato atto d’accusa verso «il consumo selvaggio di uno dei contesti ambientali più pregevoli della Puglia».
«La frattura antico-moderno - esamina Mazzei - è stata qui particolarmente forte. La piccola Siponto moderna è cresciuta per decenni su uno dei luoghi più straordinari dell’Italia antica, senza saperlo, e disprezzando il più delle volte quanto di essa era visibile».
Un giudizio pesante, duro, una denuncia forte che Marina Mazzei ha supportato con la pubblicazione del volume “Siponto antica” vale a dire «uno studio che indagasse a pieno raggio su questa antica città raccogliendo tutti gli elementi – letterari, archeologici, archivistici e cartografici – utili a ricomporre secoli di storia; che aiutasse a diffondere la conoscenza di questo sito, a recuperare il suo straordinario comprensorio archeologico».

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