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metaponto

Non può riavere la patente
e si incatena alla Prefettura

Rocco Capalbo

di PIERO MIOLLA

METAPONTO - «Lo Stato paga gli incompetenti e i cittadini pagano per gli incompetenti». Con questo slogan, molto forte, l’imprenditore Rocco Capalbo, di Metaponto, si è incatenato ieri mattina davanti alla Prefettura di Matera per protestare contro la revoca della sua patente di guida, decisa dal locale ufficio territoriale del Governo.
«A febbraio – ha spiegato Capalbo – mi è stata revocata la patente per aver raggiunto il massimo della decurtazione dei punti. La norma prevede, in tali casi, che si debba procedere a sostenere nuovamente gli esami di teoria, che ho regolarmente superato». Poi, cosa è accaduto? «Non mi è stato possibile sostenere la pratica: la Motorizzazione Civile me lo ha impedito perché secondo il vice prefetto Ermelinda Camerini, essendo stato io destinatario negli anni ‘95-’95 di provvedimenti giudiziari di sorveglianza speciale, non potevo conseguire nuovamente la patente. Ora, io mi chiedo: se nel 2001 avevo già sostenuto gli esami, superandoli, perché oggi tornerebbe a galla questo motivo ostativo?». La domanda, stando a quanto da lui dichiarato, Capalbo l’ha girata tanto alla Camerini quanto ad altri funzionari della Prefettura: successivamente ha impugnato il provvedimento, con un ricorso gerarchico al ministero dei Trasporti.

«Il ministero – ha ricordato Capalbo – risponde entro 90 giorni con un parere che, però, non è vincolante. Sono trascorsi 110 giorni e la risposta non è arrivata: a questo punto, visto che nessuno riesce ad assicurarmi giustizia, ho deciso di raggiungere Matera e protestare, anche per informare il prefetto, Antonella Bellomo».
In attesa di essere ricevuto da qualcuno in Prefettura ha preannunciato: «Rimarrò qui a protestare. Nel caso, sono anche disposto a spostare la mia forma di protesta direttamente al ministero perché non è possibile che lo Stato non consenta ad un cittadino di poter riprendere la patente. A me serve e non solo per lavoro».

L’imprenditore del settore edile, però, intorno alle 13.30 ha deciso di lasciare la piazza: «Non ho avuto riscontri da nessuno – ha ammesso desolato – e vado via. Attenderò qualche altro giorno: se lo Stato dovesse continuare a non considerarmi potrei anche dare avvio allo sciopero della fame», ha concluso dopo aver confermato che «la solidarietà è arrivata solo da numerosi semplici cittadini di passaggio in questa piazza: nessuno in rappresentanza delle istituzioni lo ha fatto».

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