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«Sono stato bocciato»
e il sindaco lo minaccia
«Ti spezzo le gambe»

sindaco cerignola

di ANTONIO TUFARIELLO

CERIGNOLA - Ha fatto velocemente il giro del web, diventato subito virale, il filmato amatoriale catturato con un telefonino, nel quale il sindaco «cicognino» di Cerignola, Franco Metta - leader di un pool di liste civiche antipartitiche - ha redarguito con termini più che crudi e coloriti, in stretto dialetto cerignolano, sotto gli occhi del sacerdote incaricato della benedizione del parco giochi, un bimbo di circa 8-9 anni che gli aveva appena risposto di esser stato «bocciato» senza mostrare il minimo disagio, alla domanda «siete stati promossi?».

Il primo cittadino si era rivolto a un gruppo di ragazzini che lo avevano attorniato, a margine della inaugurazione del parco giochi della villa comunale, distrutto più volte da rituali atti di vandalismo. Sintonizzandosi col dialetto nel quale si era espresso il bambino, affermando che mostrarsi orgoglioso una bocciatura è da stupidi, da scemi, che non c’è nulla di cui essere orgoglioso ad essere ignorante e dopo averlo incitato a studiare, Metta ha minacciato di andare a casa del malcapitato per «spezzargli le gambe» se non si fosse fatto promuovere. Il bimbo è scoppiato in lacrime.
Per inciso, il sindaco ha anche preso in prestito un termine dialettale barese, «trmon», universalmente sdoganato dopo che aveva fatto irruzione su twitter e sui social, nel dicembre 2013, allorché l’allora sindaco di Bari, Michele Emiliano, aveva risposto per le rime, amplificando il concetto con la sollecitazione ad andare a scuola anzichè fare il furbastro, a un giovane che lo aveva appellato cosi per non aver disposto la chiusura delle scuole in seguito al maltempo.

Il giorno dopo, mentre il filmato impazza sulla rete, provocando per lo più commenti al vetriolo e durissime reazioni, Metta afferma di non avere alcuna intenzione di pentirsi o chiedere scusa. E contrattacca: «Ma nemmeno per sogno, non ci penso proprio. Ho fatto quello che dovevo fare e lo rifarei altre mille volte. Avrei potuto ignorare quel che ha detto il bambino e soprattutto come lo ha detto, mentre i suoi coetanei rispondevano orgogliosamente di esser stati promossi. Quel bambino era addirittura orgoglioso di esser stato bocciato: e se non lo avessi sollecitato, magari a modo mio, a considerare quali siano le cose importanti della vita, lunedì sera non sarei riuscito ad addormentarmi. Le considerazioni da tanto al chilo le lascio agli “specialisti” e ai miei oppositori di professione. Sono certo che quel rimprovero servirà a quel bambino. L’ho tenuto con me per tutto il tempo dell’inaugurazione, sebbene avesse detto qualche parolaccia a qualche ragazzino che era nei paraggi».

E alla domanda: «Cercherà di contattare la famiglia e avere un dialogo ed un chiarimento coi suoi genitori?», Metta risponde deciso: «Non farò nessuna ricerca, per me la questione è chiusa». Insomma, per il sindaco si è trattato di una sorta di paternalismo vecchia maniera, quando i genitori non perdonavano nulla ai figli se si trattava di studio e di rispetto per l’istituzione scolastica. Paternalismo. Ma forse in modalità eccesso colposo. Per il resto, ciascuno ha il diritto di pensarla come crede e di fare valutazioni personali, socio-psicologiche, pedagogiche. E persino politiche.

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