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Martedì 24 Aprile 2018 | 20:09

la polemica

Parco del Gargano
a rischio la lepre italica
«Troppe lepri europee»

la lepre italica

La lepre italica

MONTE SANT'ANGELO - Parco nazionale del Gargano, tra le tante eccellenze faunistiche, può vantare anche la presenza della “Lepre italica” (Lepus corsicanus), una specie esclusiva dell’Italia centromeridionale, della Sicilia e della Corsica minacciata e di elevato interesse conservazionistico e scientifico come risulta da varie pubblicazioni scientifiche e da documenti dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

Purtroppo, evidenziano Acli Ambiente, Centro studi naturalistici e Wwf Foggia, tale specie è messa in pericolo da pratiche di ripopolamento faunistico per fini venatori con l'immissione massiccia nel nostro territorio di lepri europee (Lepus europaeus) da allevamento.
Le due lepri, anche se molto simili nell’aspetto tanto che è molto difficile distinguerle a distanza di doppietta, appartengono a due specie distinte che vivono in competizione sul territorio, ovvero l’immissione di lepre europea riduce le possibilità di sopravvivenza della lepre italica in quanto le sottrae le già scarse risorse alimentari, ed è per questo che non è ammessa la liberazione di lepre comune nei territori dove è accertata la presenza della Lepre italica.

Durante lo scorso anno venatorio, l’Osservatorio faunistico della Provincia di Foggia ha autorizzato l'Ambito territoriale di caccia (Atc) ad immettere 600 lepri europee, prescrivendo però che queste immissioni non potessero essere effettuate nei Siti d’Importanza comunitaria (Sic), nelle Zone di Protezione Speciale (Zps) e nelle aree a ridosso del Parco nazionale del Gargano proprio al fine di salvaguardare la Lepre italica. L’autorizzazione contemplava anche che le immissioni dovessero essere effettuate sotto controllo e vigilanza della polizia provinciale o Corpo forestale dello Stato. Purtroppo però, evidenziano Acli Ambiente Csn e Wwf, dai verbali di immissione selvaggina acquisiti dalle stesse Associazioni non risulta che le immissioni di lepri siano avvenute sotto controllo e vigilanza degli agenti venatori mentre da diversi verbali risulta che le liberazioni potrebbero essere avvenute in zone a ridosso del Parco nazionale del Gargano e/o in zone SIC o Zps ove è accertata la presenza della Lepre italica.

Proprio per tutelare la presenza della Lepre italica e delle altre specie di animali selvatici locali, Acli Ambiente, Centro Studi Naturalistici e Wwf Foggia hanno inoltrato una circostanziata segnalazione alle autorità preposte ai controlli durante le operazioni di ripopolamento a fini venatori, ovvero al presidente dell'Atc, all'Osservatorio Faunistico provinciale, al Servizio caccia e pesca della Provincia di Foggia e della Regione Puglia e al Prefetto di Foggia. Alle stesse autorità, le Associazioni hanno anche chiesto di far rispettare, per l’anno venatorio 2016/2017, integralmente le misure di conservazione della delibera di giunta della Regione Puglia n. 262 dell’8 marzo 2016, misure previste per i Siti di Importanza Comunitaria. In particolare, le Associazioni hanno chiesto di definire con precisione le aree dove effettuare le immissioni autorizzate di selvaggina, considerato che fra queste misure vi è per i Sic il "Divieto di effettuare ripopolamenti e immissioni faunistiche a scopo venatorio". La stessa comunicazione è stata inoltrata all’Ente Parco Nazionale del Gargano che ha il compito di tutelare questa importante specie insieme al patrimonio di biodiversità presente nell’area protetta.

A proposito dei ripopolamenti, Acli Ambiente, Centro studi Naturalistici e Wwf Foggia, ricordano che, secondo l'Ispra, tali pratiche dovrebbero essere consentite al solo fine di ristabilire l’equilibrio faunistico nel territorio e che dovrebbero essere limitate nel tempo.
Purtroppo la realtà è molto diversa. Dopo aver contribuito a distruggere la selvaggina stanziale, i cacciatori sono costretti, per avere qualcosa su cui sparare, a lanciare animali "pronta-caccia". In Italia, decenni di ripopolamenti non hanno, in effetti, quasi mai risolto il problema dell'impoverimento del patrimonio faunistico, determinando, invece, il dispendio d'elevatissime risorse economiche e creando ulteriori problemi come nel caso della proliferazione massiccia di cinghiali. I lanci "pronta-caccia" sono una pratica aberrante che scaturisce da un'attività venatoria imperniata su criteri speculativi e “consumistici” ben lontani da qualsiasi principio di seria gestione venatoria.
Gli animali, quando non muoiono durante il trasporto nelle gabbie, arrivano stremati e terrorizzati tanto che alcuni si rifiutano addirittura di muoversi. Si tratta di esseri viventi improvvisamente abbandonati in un ambiente selvatico di cui ignorano le severe leggi. La maggior parte di essi, infatti, muore prima ancora che una doppietta ponga fine alla loro sventurata esistenza.

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