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euro 2016

Pellè, emigrante
del pallone
da Lecce a «star»

Graziano Pellè

ROMA - Se continua così la chiameranno zona Pellè. Il gigante buono dell’attacco azzurro infatti sta abituando tifosi vecchi e nuovi prima a scardinare le difese con la sua abnegazione, il fisico e l’adesione agli schemi, poi a contribuire di persona a chiudere il conto con un guizzo vincente mentre gli avversari sono in debito di ossigeno. E' successo al 92' col Belgio e al 91' con la Spagna.
E ora il resto del mondo scopre a 31 anni Graziano Pellè, il centravanti sgobbone che ha conquistato nel tempo tre formidabili allenatori. Prima Van Gaal all’Az Alkmaar, poi Ronald Koeman che lo ha avuto al Feyenoord e lo ha fortemente voluto al Southampton. Ultimo il suo conterraneo Antonio Conte che, contro tutto e tutti, lo ha fatto esordire in nazionale, ne ha fatto il perno inamovibile dell’attacco infischiandosene delle critiche.

Ora all’Europeo Pellè si sta prendendo le sue rivincite raccogliendo i frutti di un duro lavoro seminato negli anni della gavetta: ieri due dei più celebrati difensori mondiali, Sergio Ramos e Gerardo Piquè, non sono riusciti mai a contenerlo e lui, non pago, li ha pressati per tutta la gara impedendo una partenza agevole della manovra spagnola.
Quella di Graziano Pellè è la storia di un italiano atipico, abituato a girare il mondo, un emigrante che non trova il successo subito, ma parte da una squadra olandese in cui si deve mettere in discussione lottando ogni giorno e guadagnandosi via via la stima di compagni, tifosi e avversari. Non il predestinato che trova tutti il mondo ai suoi piedi. Atipico lo è anche fisicamente: è un gigante di 1.94 che si muove però in campo con leggerezza.

Da bambino prima di frequentare gli stadi si dedica alla danza vincendo con la sorella un titolo italiano. Come segni caratteristici ha la mania del gel nei capelli: il padre racconta che passava tempo a impomatarsi i capelli e la mania gli è rimasta. E l’aspetto quindi un po' ricorda i volti delle foto in bianco e nero dei grandi calciatori a cavallo della guerra che usavano la brillantina senza parsimonia .

Pellè comincia sui campetti pugliesi in provincia di Lecce e con i giallorossi si mette in luce. L’incrocio con la gloria lo sfiora nel 2005 quando al Lecce giunge un’offerta di 4 mln dal Real Madrid. Ma i pugliesi dicono di no e lui dopo una stagione senza gol comincia a girovagare in provincia, poi a 22 anni la formativa parentesi olandese all’Az Alkmaar: quattro stagioni con 14 gol e 78 gare e la stima di Luis Van Gaal. Poi il ritorno senza gloria in Italia e una curiosa coincidenza: contribuisce alla promozione della Sampdoria facendo coppia con Eder, suo futuro compagno di reparto in azzurro. Ma le cose non decollano e lui fa di nuovo la valigie, stavolta avendo successo. Ronald Koema lo impone al Feyenoord e Pellè sfonda: in due anni 57 gare e 50 gol. Graziano capisce che non ci sono spazi per lui in Italia e prosegue la sua avventura all’estero: per 11 mln passa al Southampton sponsorizzato dal suo grande estimatore Ronald Koeman. Ma la squadra va a corrente alternata e Pellè gioca comunque 68 partite segnando 23 gol.

Ormai è nel radar di Antonio Conte che lo fa esordire in nazionale a 29 anni contro Malta e lo ripaga con un gol. Il ct punta su di lui come titolare e Pellè segna tanto, 7 gol in 16 partite. Ora dopo il magistrale lavoro svolto a tutto campo, l'intesa con Eder e Giaccherini e i gol con Belgio e Spagna è diventato un punto fermo della nazionale. Pellè viene accostato per fisico, caratteristiche e senso del gruppo a Luca Toni, campione del mondo 2006. La classe operaia di Antonio Conte vuole il paradiso e Pellè è il grimaldello per restare aggrappati al sogno europeo. I tedeschi sono avvisati e, visti i precedenti, anche i campioni del mondo cominciano a pensare che l'Italia di Pellè non è quella strapazzata 4-1 tre mesi fa a Monaco. Quando il gioco si fa duro l’Italia c'è.

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