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Domenica 19 Novembre 2017 | 22:47

lotta alla mafia

Omicidi, armi e droga
41 arresti effettuati
nel clan Misceo-Telegrafo

carcere di bari

Il carcere di Bari

BARI - Eseguite dai militari della Guardia di finanza di Bari 41 ordinanze di arresto nei confronti di presunti affiliati al clan Misceo-Telegrafo. Agli indagati la Dda di Bari contesta i reati di associazione mafiosa, omicidi, tentati omicidi, traffico di droga, armi, estorsioni e rapine. Le indagini riguardano fatti risalenti agli anni 2013-2014. L’operazione, delegata ai militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari, è stata chiamata 'Ampio Spettro'. Le misure cautelari vengono eseguite in tutta Italia: a Bari, Lecce, Foggia, Matera, Napoli, Benevento, Bologna e Prato.

UNO TROVATO IN UNA BOTOLA - Compivano pestaggi e sparatorie in pieno giorno con armi da guerra e a volto scoperto, sicuri che nessuno avrebbe denunciato. La forza di intimidazione del clan Misceo-Telegrafo di Bari è stata documentata con intercettazioni e pedinamenti dalle indagini della Guardia di Finanza coordinate dalla Dda, che hanno portato oggi all’esecuzione, ancora in corso, di 41 misure cautelari, 35 in carcere e sei ai domiciliari. Uno degli arrestati, il referente del clan a Noicattaro (Bari), Umberto Fraddosio, detto 'Piccolino', è stato catturato la scorsa notte nascosto sotto una botola ricavata all’interno del suo appartamento, nascosta da una pianta e dalla ciotola di un cane. Nel 'bunker' i militari hanno trovato un frigorifero, alcune sedie e un computer di cui ora si sta analizzando il contenuto.

Dieci provvedimenti sono stati notificati in carcere. Tra questi ci sono il capoclan Giuseppe Misceo, soprannominato 'il fantasma', e il pregiudicato Arcangelo Telegrafo, detto 'Angioletto', ritenuti ai vertici dell’organizzazione mafiosa. I fatti contestati, risalenti agli anni 2013 e 2014, riguardano i territorio di Bari (quartiere San Paolo), Noicattaro e Palo del Colle. Agli indagati, tra cui una sola donna accusata di spaccio di droga, l’Antimafia contesta i reati di associazione mafiosa, traffico di droga, furti e rapine aggravate dall’uso di armi, un tentato omicidio e lesioni. Contestualmente agli arresti, i finanzieri hanno eseguito sequestri patrimoniali per oltre 3 milioni di euro, ponendo i sigilli a quote societarie di tre aziende, distributori di benzina, auto, moto, nove immobili e polizze assicurative. 

«SEMBRA GOMORRA, MA È REALTA'» - «Sembra di essere in Gomorra, invece è la realtà». Lo ha detto il pm della Dda di Bari, Patrizia Rautiis. Il boss Giuseppe Misceo - hanno spigato gli investigatori - era scortato ad ogni passo con vedette, anche minorenni, che non soltanto controllavano il territorio, ma sorvegliavano il capoclan per assicurarne la sicurezza, anche nei periodi di ricovero in ospedale, e impedire a esponenti di clan rivali di avvicinarsi a lui e alla sua famiglia. In conferenza stampa il pm e il generale della Gdf, Vincenzo Papuli, hanno parlato di una «criminalità cangiante. Capace di variare con rapidità per composizione dei gruppi e dominio sul territorio» e "caratterizzata da un alto livello di conflittualità» in cui gli stessi affiliati «erano in stato di soggezione rispetto al boss».

Per commettere gli agguati, Misceo avrebbe ordinato ai suoi di rubare auto, possibilmente con vetri scuri, e in una occasione si sarebbero appropriati di un mezzo di servizio della Telecom. Tra le imputazioni ci sono tre agguati a esponenti del clan rivale dei Mercante, le lesioni ai fratelli Carlo e Giuseppe Loiodice, nel dicembre 2013, e il tentato omicidio di un mese prima ai danni di Donato Sifanno, poi ucciso a febbraio 2014. Sono stati documentati anche episodi di pestaggi nei confronti di affiliati sorpresi a spacciare fuori zona senza permesso.

Stando alle indagini dei finanzieri del Gico di Bari e dello Scico di Roma, a custodire i contanti del clan sarebbe stato un incensurato, Biagio De Marco, anche lui arrestato oggi, ritenuto un «bancomat vivente», residente nello stesso stabile di Misceo e pronto a dare denaro su richiesta.

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