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le sorti del club biancorosso

Bari, niente soldi da Paparesta
ok all'operazione di Giancaspro

Strada spianata per il socio di minoranza, nessun «miracolo» dall'ex arbitro internazionale

Paparesta Giancaspro

Nessun miracolo. Gianluca Paparesta, il patron del Bari calcio, non sarebbe riuscito a reperire il capitale necessario per versare il 35% previsto per la sottoscrizione (da lui chiesta nel corso dell'assemblea de 3 giugno scorso) dell'aumento di capitale sociale a 7 milioni e mezzo di euro. Una notizia, in qualche modo già nell'aria dopo l'annunciata «ritirata» del malese Datò Noordin, che oggi troverebbe conferma dopo il via libera all'operazione di acquisizione del club proposta dall'imprenditore molfettese Cosimo Giancaspro. L'ultima chance era questo pomeriggio, in coincidenza con la chiusura delle banche: in assenza dell'assegno, va da sé che il Bari passerà definitivamente nelle mani del socio di minoranza.

Nelle ultime ore, dalla Malesia era iniziata la «ritirata» con le dichiarazioni di Grazia Iannarelli, l'advisor dell'imprenditore malese accolto trionfalmente in città, dopo aver illuso (e deluso) migliaia di tifosi baresi che credevano in un miracolo oltre Oceano e di fiumi di soldi in realtà mai arrivati neanche per dare una modesta caparra per un preliminare, come accade in ogni trattativa di compravendita.

All'orizzonte, salvo clamorosi colpi di scena dell'ultimo minuto (a questo punto tutti da verificare), ci sono le difficoltà che il club biancorosso dovrà ora affrontare: pagamento degli stipendi, iscrizione al campionato e prossima stagione. Oltre a un inevitabile strascico giudiziario con - a questo punto l'ex - socio di maggioranza. Di certo, stando così le cose, il prossimo passo dovrà essere la verifica, da parte del Consiglio di amministrazione ( e dello stesso amministratore, cioè Paparesta) insieme al Collegio dei revisori, del corretto adempimento della delibera del 3 giugno scorso, dunque accertare il versamento dell'aumento di capitale da parte dei soci, di maggioranza e minoranza. Nella delibera è previsto l'obbligo «al momento stesso della sottoscrizione, di versamento pari al 35% del capitale sottoscritto». Il termine per il diritto di opzione, dunque per il versamento (sul conto della società) scadeva oggi: finora solo Giancaspro risulta aver eseguito il versamento della sua quota e la contestuale sottoscrizione del c.d. inoptato. Per farla breve, ora l'imprenditore molfettese dovrà versare subito il 35% anche della quota spettante al socio di maggioranza (oltre 2 milioni e 600mila euro, somma che peraltro avrebbe già a disposizione): lo ha fatto convertendo in aumento di capitale i 2 milioni e 700mila euro che aveva già portato come finanziamento soci.

Per tutta la serata, dall'entourage di Paparesta sono arrivati segnali di speranza di segno opposto ritenendo come dead line lo scadere della mezzanotte di oggi per gli adempimenti necessari previsti dall'assemblea. Si sono rincorse voci su soccorsi romani o l'intervento di una fondo americano e l'arrivo di un bonifico per tempo: indiscrezioni che hanno lasciato la fiammella accesa rinviando di poche ore la notizia ufficiale.

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