Mercoledì 18 Luglio 2018 | 13:00

xxxxxxx La salma della discordia spostata con una sentenza

xxxxxx I famigliari si erano opposti alle regole della Confraternita

xxxxxxx La salma della discordia spostata con una sentenza

S. PIETRO VERNOTICO - Una semplice operazione di riesumazione autorizzata dal Sindaco e disposta dal Priore della Confraternita Sant’Antonio da Padova Errico Marchese finisce nelle aule di giustizia per l’opposizione dei parenti di un defunto.

Ogni anno, come accaduto in tutte le amministrazioni precedenti, ciascun Priore delle Confraternite titolari delle edicole funerarie dispone le necessarie operazione di estumulazione dei feretri ivi tumulati dopo 10 anni al fine di verificare l’eventuale scheletrizzazione e collocamento dei resti nei colombari oppure la prosecuzione della sepoltura nella stessa tomba o in altro luogo designato dall’Amministrazione Comunale e dopo altri due anni, indipendentemente dallo stato di conservazione ,la traslazione definitiva in altra sede.

Il Priore Errico Marchese inviò una lettera ai familiari di un defunto dopo ben 14 anni dalla sepoltura, invitandoli a presenziare ai lavori sopra citati.

Questi proposero ricorso d’urgenza al Tribunale di Brindisi-sez. civile ,citando sia la Confraternita che il Comune di S.Pietro Vernotico,chiedendo la sospensione del provvedimento ed il mantenimento del feretro del loro congiunto nella stessa tomba.

L’avv. Pierfrancesco Pulli,legale dei ricorrenti, eccepì l’irregolarità della decisione della Confraternita in quanto, a suo parere, contrastante con il regolamento comunale secondo cui tale è 15 anni, che l’apertura della bara avrebbe creato un dispiacere psicologico ed un aggravio di costi ai familiari in quanto i medesimi avevano chiesto e non ottenuto dal Comune la concessione di un loculo non ancora assegnato per responsabilità dello stesso Ente ritardatario.

L’avv. Domenico Valletta, costituitosi per il Priore Errico Marchese e l’avv. Guido Massari per il Comune , sostennero viceversa la piena validità e supremazia del regolamento ecclesiastico della Confraternita su quello comunale per la sua esclusiva natura contrattuale in quanto chi decide di tumulare un proprio defunto in quelle tombe accetta i relativi regolamenti, nonché l’inesistenza di spese aggiuntive in caso di mancata mineralizzazione della salma.

Inoltre la necessità impellente di effettuare le dovute operazioni era dettata dal fatto che la cappella funeraria della Confraternita , con capienza totale di 120 loculi dei quali n. 115 attualmente occupati, ha appena 5 liberi a fronte di 151 iscritti (tra uomini e donne) di cui oltre 25 con più di 90 anni di età.

Il Giudice Unico Gabriella Del Mastro, a scioglimento della riserva,considerando la concessione del loculo “un rapporto di natura privatistico che trova la sua regolamentazione nel contratto/concessione le cui clausole (ivi compresa quella di liberare il loculo alla scadanza della concessione)divengono vincolanti per il contraente per effetto della sottoscrizione” ha respinto il ricorso.

È stata, dunque, effettuata l’operazione di estumulazione e la salma, dopo verifica di non completa consumazione da parte del necroforo ,è stata trasferita in loculo messo a disposizione dallo stesso Marchese quale Presidente della locale Ass.ne Nazionale Combattenti.Questi aveva formalizzato in udienza,innanzi al Magistrato competente , tale volontà proprio per cercare una soluzione pacifica che i ricorrenti in quella sede avevano rifiutato e poi ,visto la sentenza,accettato.

Il Marchese a margine della questione ha dichiarato: «Mi addolora tantissimo che quale solito noto pseudo politicante intriso di astio inietti veleno umano speculando su poveri resti mortali alla ricerca di inesistenti scandali o irregolarità da sbandierare contro nemici veri o o ritenuti tali. Ringrazio l’avv. Pierfrancesco Pulli per la sua giovanile sincerità quando in presenza di testimoni ha candidamente ammesso: Mi dispiace intervenire in quanto la questione è a cuore di alcuni consiglieri comunali i quali per evitare di costituirsi ed esporsi in giudizio contro il comune mi hanno delegato”; nonché il figlio del povero defunto il quale alla fine delle operazioni cimiteriali ha riconosciuto che la sua vicenda familiare è stata oggetto di orrenda ed ignobile speculazione politica».[Giuseppe De Marco]

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