Mercoledì 18 Luglio 2018 | 16:50

un giallo

Canosa, ossa in un bidone
ancora tante ipotesi

canosa, trovate ossa

il luogo del ritrovamento (foto Calvaresi)

di GIANPAOLO BALSAMO

CANOSA - È un mistero destinato ad infittirsi. E, probabilmente, solo quando quello scheletro sarà liberato dall’«involucro» di cemento che lo avvolge, saranno portati alla luce altri elementi utili per identificare quella che, così come gli investigatori ipotizzano, quasi sicuramente è una vittima di «lupara bianca».
Per il momento, dunque, nessuna novità sulle ossa e resti umani rinvenute lo scorso martedì in un bidone di allumino, parzialmente sotterrato lungo il letto di una lama, sotto un ponticello, in una zona impervia del territorio di Canosa, quasi al confine con Andria. Il macabro ritrovamento, ricordiamo, è avvenuto dopo le abbandonati piogge di quei giorni che, facendo franare proprio uno degli argini, fecero riemergere il fusto metallico che era sigillato con del cemento, anch’esso venuto meno a causa della pioggia.

Secondo i primi rilievi effettuati dai carabinieri della Sezione Investigazioni scientifiche di Bari ed i primi accertamento compiuti dai carabinieri di Barletta (coordinati dal Pm inquirente Marcello Catalano) , in quel bidone ci sarebbero delle ossa ma sarebbero inglobate in un blocco di cemento che, a sua volta, si trovava all’interno di uno dei muretti che fungeva da argine della lama. Solo l’analisi effettuata con un geo-radar, quindi, consentirebbe poi di spaccare quel blocco di cemento e recuperare eventuali altre ossa. Di sicuro un osso lungo sporgeva dal bidone al momento delle scoperta. Al suo interno è stata rinvenuta anche una scarpa , modello stivaletto in pelle, della marca «Hogan»: questo indizio potrebbe essere utile per risalire all’identità della vittima. E proprio il tipo di scarpe rinvenute escluderebbe che lo scheletro possa appartenere ad uno degli scomparsi di Canosa che, invece, al momento dell’allontanamento indossavano scarpe differenti.

Si potrebbe trattare, invece, di uno degli andriesi o di uno dei barlettani di cui non si hanno notizie da diversi anni. Dl 1993 sarebbe svanito nel nulla Salvatore Dimonte, presunto affiliato al clan malavitoso Cannito. Lui uscì di casa una mattina, per non farvi più ritorno. L’uomo, secondo le indagini che vennero svolte dalla polizia, potrebbe essere stato vittima di una vendetta per fatti personali. Ancora più distante e più nebulosa, la vicenda che vide protagonista, qualche anno prima di Dimonte, il costruttore Ruggiero Lionetti. Nessuna traccia, anche in questo caso, venne mai ritrovata dell’uomo. Sempre a Barletta, infine, dal 1996 non si hanno più notizie di Lazzaro Seccia, 30enne al momento della scomparsa. In questi 20 anni i suoi fratelli non hanno smesso un attimo di cercarlo.

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