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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 23:19

mafia

Killer clan Strisciuglio
si pente per amore

tribunale toga

BARI - Si è innamorato delle sue parole. Quelle lettere spedite nel carcere e lette nel chiuso di una cella gli hanno fatto immaginare un futuro diverso. Poi il matrimonio e, alcuni mesi fa, la nascita della loro bambina. Michele Miccoli, pluripregiudicato barese di 36 anni, ritenuto il killer del clan Strisciuglio e il referente dell’organizzazione mafiosa sul quartiere San Paolo, ha deciso di collaborare con la giustizia. Si è pentito per amore.
In carcere da quasi un decennio dove sta scontando condanne definitive per i reati di rapina, mafia e traffico di droga, ha deciso di diventare un collaboratore di giustizia dopo aver avuto una figlia. Ha conosciuto quando già era detenuto in carcere quella che oggi è sua moglie tramite un amico in comune che li ha messi in contatto epistolare. L’ha sposata in carcere e ora è papà.

Proprio il desiderio di dare alla sua famiglia un’opportunità di vita diversa l’ha convinto a pentirsi. Agli inquirenti baresi dell’Antimafia ha raccontato in più di mille pagine decine di omicidi, autoaccusandosi di alcuni di questi delitti, oltre alle affiliazioni, alla gestione dei traffici illeciti del clan, dalla droga alle estorsione, e ai rapporti con le altre organizzazioni criminali della città.
L’avviso di deposito di questo verbale è stato prodotto dal pm della Dda di Bari Patrizia Rautiis nell’udienza preliminare che si sta celebrando nell’aula bunker di Bitonto dinanzi al gup Francesco Pellecchia nei confronti di 49 presunti affiliati al clan Strisciuglio. Tra gli imputati ci sono anche il capo clan, Domenico Strisciuglio, detto 'Mimmo la lunà e i suoi fratelli Sigismondo e Vincenzo. Gli imputati, che hanno chiesto tutti il rito abbreviato e nei confronti dei quali la Procura avanzerà richiesta di condanna nella prossima udienza del 14 settembre, rispondono a vario titolo di associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, detenzione di armi ed esplosivi, lesioni personali aggravate, estorsioni.

I fatti contestati dalla Dda di Bari si riferiscono agli anni 2011-2015 e riguardano presunte attività e illecite gestite dal clan nei quartieri baresi Libertà, Bari Vecchia, San Girolamo, Carbonara, Santo Spirito e San Pio, ingaggiando in alcuni casi minorenni.
Tutti fatti confermati dal pentito. Quaranta degli odierni imputati furono arrestati nel luglio 2015 dai carabinieri nell’operazione Agorà e le dichiarazioni di Miccoli, alcune ancora secretate, potranno aprire adesso nuovi scenari d’indagine e dare colpevoli a crimini irrisolti.  (di Isabella Maselli, ANSA)

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