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Lunedì 21 Maggio 2018 | 01:24

tra breviario e fischetto

Michele, il «prete-arbitro»
tutto Vangelo e cartellini

Michele Porcelluzzi arbitro e sacerdote

di GIUSEPPE DIMICCOLI

BARLETTA - Breviario, fischietto, talare e giacchetta nera. Questi i punti cardinali della storia, bella, di Michele Porcelluzzi, barlettano purosangue classe 1986. «A Dio piacendo, sarò ordinato sacerdote domani sabato 11 giugno nel Duomo di Milano», fa sapere. Avete letto bene un arbitro effettivo - ma non solo - che diventa sacerdote. A condividere «un momento di gioia per tutti noi», dice Savino Filannino presidente della sezione Aia di Barletta, anche 50 colleghi che in pullman raggiungeranno Milano.
La storia di don Michele è un esempio. «Mi sono diplomato al Liceo Classico “Casardi” di Barletta, scuola verso cui ancora nutro affetto e gratitudine. A 19 anni, ero a Milano per studiare Giurisprudenza all’Università Bocconi. Ho trascorso l’ultimo anno alla Duke Law School, in Nord Carolina, negli Stati Uniti, dove ho seguito alcuni corsi e scritto i primi capitoli della mia tesi di laurea. Il 22 ottobre 2010 mi sono laureato in Legge con la tesi in Diritto Internazionale dal titolo “Guerra al Terrorismo”». Intanto la chiamata era forte: «Subito dopo la laurea sono entrato in seminario a Milano. La scorsa estate ho conseguito il Baccalaureato in Teologia». Papa Francesco lo ha incontrato lo scorso Aprile e si è adoperato, riuscendoci, a fare in modo che anche la sezione di Barletta potesse incontarlo.

Roteando il caleidoscopio dei ricordi arbitrali ecco il fotogramma dell’inizio carriera arbitrale: «Ho sostenuto l’esame il 18 maggio 2001. Non avevo ancora compiuto 15 anni, stavo terminando il primo anno del Liceo Classico». Ecco l’esordio sul manto erboso: «Sabato 22 settembre 2001 in Spirito Santo – Superga Trani, gara di giovanissimi locali disputata al Simeone. Vinsero i locali 2 – 1. Ricordo solo di qualche ammonizione: ho ancora il referto a Barletta. Ho arbitrato fino alla Promozione lombarda. Ora scendo pochissimo in campo, prevalentemente nelle categorie giovanili».

Entusiasta della vita sezionale dove «si impara il regolamento e il modo in cui comportarsi in campo e fuori; ci si scambia opinioni e si fa l’esperienza di essere educati ed educare. Mi sento quindi riconoscente per ciò che ho imparato in sezione e per ciò che l’arbitraggio mi ha insegnato. Mi riferisco, in particolar modo, all’abitudine al sacrificio, alla capacità di decidere e all’abilità di rimanere lucido anche nei momenti di stress. Provo molta gratitudine per la stima che la sezione di Barletta e il suo presidente Savino Filannino sempre dimostra nei miei confronti. Sento anche un senso di responsabilità». Capitolo espulsioni: «In 15 anni mi è capitato di dover espellere qualche calciatore o allontanare qualche allenatore. Spesso mi chiedono se ho mai espulso per bestemmie: solo una volta, nel bergamasco».

Gli aneddoti: «Da soli tre anni indosso il clergy (la camicia con il colletto), quindi non mi è capitato molte volte. Certo, spesso vedo sorpresa negli occhi di calciatori e dirigenti. Quasi sempre sento gli allenatori, con una certa grinta, raccomandare ai calciatori di dare il massimo, ma anche di non fare falli “perché l’arbitro è un prete”. Mi sembra che i calciatori con me siano molto più educati».

Chiara l’idea in merito alla possibilità di conciliare preghiera e arbitraggio: «Di per sé non sono inconciliabili. E’ più interessante chiedersi come la preghiera possa aiutare l’attività in campo. Io penso che pregare aiuti a dare la giusta importanza alle relazioni ed alle attività che svolgiamo, ed anche a vivere in un fiducioso abbandono a Dio. Questo non significa che un cristiano è fatalista, che dice “andrà come deve andare, il mio impegno è inutile”».
Illuminanti le sue riflessioni per tutto quello che attiene alla violenza contro gli arbitri: «In primo luogo, spesso c’è l’incapacità di assumersi le responsabilità di un errore o di una sconfitta, che vengono quindi scaricate su colui che in campo decide. In secondo luogo, l’arbitro non viene visto per quello che è: una componente del gioco che può sbagliare. Un attaccante, pur allenandosi con diligenza, preparandosi alla partita e rimanendo concentrato, può tirar fuori un gol a porta vuota. Così un arbitro, pur avendo un’ottima preparazione atletica e un eccellente spostamento, potrebbe sbagliare una valutazione. Fa anche questo parte del gioco: l’arbitro è un uomo e può sbagliare». La ricetta per arginare la violenza: «Le sanzioni esemplari sono assolutamente necessarie ma bisogna educare alla cultura sportiva coinvolgendo in primis dirigenti e allenatori. Mi sembra che in questo senso si siano fatti molti passi in avanti».

Il modello arbitrale per eccellenza, per don Michele, è l’internazionale Antonio D'Amato. «Conosco Antonio dall’estate 2001, era la mia prima preparazione estiva: io avevo 15 anni, ero il più piccolo del gruppo, lui ne aveva 29 e stava per iniziare il primo anno di serie C. Siamo diventati amici condividendo la fatica di km percorsi correndo con le condizioni climatiche più estreme, dai 45 gradi estivi al gelo invernale. Io da sempre ho stimato la sua maturità e la sua semplicità, che ha saputo mantenere anche dopo gli ottimi risultati degli ultimi anni, senza alcun sintomo di narcisismo: non è una cosa comune». Domanda da cento fischietti. Chi potrebbe essere il santo protettore degli arbitri? «Lo scorso anno un vescovo di Milano ha detto ai colleghi della locale sezione che Sant’Ambrogio può essere definito il patrono degli arbitri di calcio. I suoi simboli, infatti, sono l’ape – segno dell’eleganza dei suoi discorsi e delle sue composizioni sacre – e la disciplina – una specie di frusta, segno della fermezza. Ecco, un arbitro deve saper imporsi con eleganza e decisione, come fece Ambrogio contro gli eretici, portandone alcuni a conversione».

La domanda più insidiosa: per che squadra tifa? «Le uniche partite che guardo sono quelle dirette da alcuni colleghi e amici della sezione di Barletta: oltre ad Antonio Damato, anche Francesco Fiore, Enzo Soricaro e Francesco Disalvo in serie B; Luigi Lanotte, Giuseppe Antonacci e Salvatore Dibenedetto in Lega Pro».
Intanto il primo impegno da sacerdote è preso: a luglio celebrerà le nozze di un collega, chiaramente arbitro, di Barletta.

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