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Arcelor Mittal e Marcegaglia
«Possiamo rilanciare l'Ilva»

impianto Ilva

ROMA - La joint venture fra Arcelor Mittal, primo produttore mondiale di acciaio con 97,1 milioni di tonnellate, e il Gruppo italiano Marcegaglia possono dare al risanamento e al rilancio del Gruppo Ilva «la soluzione ideale» sia dal punto di vista industriale sia finanziario. Ne è convinto Ondra Otradovec responsabile dell’area fusioni e acquisizioni di ArcelorMittal ascoltato in commissione industria al Senato insieme al Ceo di ArcelorMittal Europe Flat Geert Van Geert Poelvoorde. Il Gruppo con sede in Lussemburgo e basi a Parigi e Londra ha presentato manifestazione di interesse per l'Ilva e formalizzato la sua alleanza con il gruppo italiano Marcegaglia. «Siamo però anche aperti alla partecipazione di altri soggetti soprattutto alla partecipazione di Cassa Depositi Prestiti se Cdp lo vuole» ha aggiunto Otradovec.

Rispondendo alle domande dei senatori, il top manager non ha però svelato nulla di dettaglio sul piano industriale che certamente è già pronto ma che l’allungamento del termine per la presentazione dell’offerta, spostato dal 23 maggio al 30 giugno, lascia ancora margini per eventuali i ritocchi. Parlando quindi in generale Otradovec ha detto che in a caso di acquisizione il piano industriale di ArceloMittal-Marcegaglia prevede di mantenere i livelli occupazionali «in linea con le migliori pratiche industriali. Pensiamo quindi , in una prima fase - ha detto -, di aumentare la produzione di Ilva fino a 6 milioni di tonnellate» con i tre altiforni (1, 2 e 4) attualmente in uso. Questo livello di produzione sarebbe mantenuto «per i primi due anni» per poi aumentare. Sei milioni di tonnellate è un obiettivo che Ilva potrebbe riuscire a raggiungere già quest’anno con la gestione straordinaria. Nel 2015 Ilva, con lo stop all’altoforno 5 che produce da solo il 40% della capacità del Gruppo, ha prodotto 4,9 milioni di tonnellate di acciaio. Quest’anno la produzione è aumentata e l’obiettivo produzione del 2016, secondo stime Ilva, è una forchetta fra i 5,5 e i 6 milioni di tonnellate.

Con una produzione a 6 milioni di tonnellate nei primi due anni e in aumento dall’anno successivo, ArcelorMittal conta di raggiungere il break even, cioè il punto di pareggio fra costi e ricavi, in tre anni tenuto conto che dovranno essere fatti investimenti importati per il risanamento ambientale del sito. Chi consoce bene il gruppo Ilva ricorda che un break even in tre anni era stato fissato anche dal piano di risanamento previsto dal commissariamento amministrativo.

Un punto sensibile sia per i risvolti sociali sia per quelli industriali è poi il Piano Ambientale con le diverse prescrizioni dettagliate nell’Aia. Piano ambientale che il nono decreto Ilva, testo base per la procedura di cessione ai privati, permette agli investitori di modificare rispettando però gli standard europei. «Presenteremo una proposta molto dettagliata su come secondo noi vada cambiata l’Aia perché Ilva sia in grado di ottemperare ai requisiti» richiesti da standard europei «ma essere anche un investimento attrattivo per noi» ha chiarito subito Otradovec aggiungendo che «ci sono processi più evoluti ed efficaci per raggiungere target Aia e noi li conosciamo e ci consentiranno di ottemperare gli standard richiesti». Dopo l’audizione di ArcelorMittal è prevista per il 22 giugno l’audizione dell’altro gruppo straniero interessato al gruppo, sono i turchi di Erdemir che indiscrezioni danno in cordata con il gruppo italiano Arvedi e con Cassa Depositi Prestiti. Anche Arvedi e Cdp saranno ascoltati nelle prossime settimane in commissione industria con date ancora da fissare. (di Maria Gabriella Giannice, ANSA) 

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