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Bari Calcio, caro presidente
Paparesta, spieghi ai tifosi

Bari Calcio, caro presidentePaparesta, spieghi ai tifosi

di Gaetano Campione

Caro presidente, adesso parli alla città. Spieghi a quanti, in tutti questi mesi, hanno atteso, sperato e sognato, come stanno esattamente le cose. Lasci stare le clausole di riservatezza, gli accordi tra le parti, i patti sottoscritti. Roba per gli azzeccagarbugli, non per i tifosi. Se i soldi non sono arrivati in 60 giorni, dovrebbero materializzarsi in due settimane? Cosa dovrebbe cambiare nel frattempo?

La città le ha dato fiducia (11mila abbonamenti), ha creduto nelle sue promesse (le presenze allo stadio sono state tra le più alte della serie B e i numeri fanno invidia anche a tante squadre di serie A) nonostante l’inevitabile delusione playoff e le amarezze per i risultati ottenuti.

Per due campionati consecutivi il Bari calcio è stata la società che ha registrato il maggior numero di abbonati e di spettatori: da noi esiste la consapevolezza del bene comune, dell’interesse collettivo, di un patrimonio fatto di passione, orgoglio, tradizione che appartiene alla città intera.

Spieghi, allora, come intende percorrere l’ultimo miglio, oltre il quale c’è il baratro. Perché, se non riuscisse nella missione impossibile di recuperare i soldi necessari, il calcio all'ombra del San Nicola non esisterebbe più. Finito, cancellato. Stavolta il confine tra il successo o il fallimento è sottilissimo, non sono ammessi errori, equilibrismi, giochi di prestigio.

È possibile che questo scenario apocalittico, desolante e sconfortante, si trasformi in realtà?

Forse. Ci auguriamo di no. Ma non è possibile tacere. «Le inopportune e parziali ricostruzioni» sono frutto di una strategia della comunicazione basata sul silenzio della società, di mister Noordin. Un silenzio imbarazzante almeno quanto le prestazioni della squadra in campo nel recente campionato. Convochi una conferenza stampa al giorno e informi tutti sui passi che sta facendo. Rilasci interviste, partecipi alle trasmissioni. Chiudersi nel castello, non ha senso.

Caro presidente, lei ha detto di voler trasformare la società biancorossa in una casa di vetro, trasparente, aperta tutti, senza misteri. Tant’è che ha messo al centro del progetto innanzitutto i tifosi. Gli stessi che hanno diritto di sapere, ora, dove vuol portare il Bari calcio. Il clima surriscaldato si rasserena così, facendo chiarezza, spiegando il progetto biancorosso (ma qual è?). Il socio di minoranza dice: «Al momento il Bari calcio è in paralisi gestionale».

Quanto c'è di vero? La politica del non intervento, difficilmente cambierà l’ordine delle cose. Perché, purtroppo, gli unici a parlare finora sono stati il campo e i bilanci. Con risultati sotto gli occhi di tutti. Per rimarginare la ferita aperta servirebbe una squadra più forte di quella dell’anno scorso. Con quali soldi?

Caro presidente, c’è stato un tempo in cui i tifosi avevano pensato di aver trovato finalmente il profeta biancorosso in grado di materializzare i sogni di una città. Salvo poi scoprire che non camminava sulle acque. E questa città deve imparare a distinguere tra la storia e le ambizioni personali, a diffidare dalle dichiarazioni roboanti di un investitore malese, in attesa della sostanza dei fatti.

I tifosi, stanchi del gioco delle tre carte, dei soldi virtuali che appaiono e scompaiono nel giro di un batter di ciglia, chiedono che finalmente venga «aperta la scatola» e si possa vedere cosa ci sia dentro. Tra il promettere e il mantenere esiste un abisso, tanto più largo e profondo quanto più grandi sono le speranze di cambiamento annunciate: nel mondo globalizzato basta un semplice click per spostare dei soldi da un capo all'altro del mondo.

Oggi c’è da gestire un’altra fase cruciale per le sorti del Bari calcio. Purtroppo, i cuori non si surriscaldano, le grandi vampate di passione sportiva si riducono, l’avvento della primavera calcistica continua a essere in ritardo.

Date alla mano, il tempo per la ricapitalizzazione scadrà il 21 giugno, entro il 24 giugno bisogna pagare gli stipendi di marzo, aprile e maggio, il 30 giugno è il termine ultimo per l'iscrizione al campionato. L'affanno sembra inevitabile. L'eventuale progetto tecnico non potrà che partire in ritardo. I fatti indicano l'ovvio a chi lo vuol vedere. Con quali risultati?

Caro presidente, ci aiuti a capire. Il cronometro, purtroppo, non è il suo alleato migliore in questo momento.

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