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Venerdì 24 Novembre 2017 | 10:35

la storia

«Avvocato costi troppo»
e finisce a giudizio
accusato di calunnia

toghe, avvocati

di GIOVANNI LONGO

BARI - Una parcella di 24mila euro ritenuta troppo salata. Un parere di congruità espresso dall’Ordine che la riduce a un terzo. Un decreto ingiuntivo con cui si ordina di pagare il professionista circa 8mila euro. Il cliente non la manda giù, puntando il dito contro il professionista e contro l’intero Consiglio dell’Ordine con il deposito di esposti al vetriolo. Accuse, però, che per la Procura di Bari sono calunniose. Così il «grande accusatore», diventa imputato. È la parabola di G. T., 72 anni, barese, che adesso dovrà affrontare due processi. Il gup del Tribunale di Bari Francesco Pellecchia lo ha rinviato a giudizio con l’accusa di calunnia ai danni del suo legale e di tutti gli ex consiglieri dell’Ordine degli avvocati di Bari (i fatti risalgono al 2014, il processo inizierà a dicembre). In un fascicolo parallelo, sempre G. T. è stato citato direttamente a giudizio (dibattimento al via il 1° giugno) per le accuse di oltraggio a un Corpo amministrativo, qual è l’Ordine degli avvocati, e diffamazione.

In sostanza, secondo la Procura, l’uomo ha accusato, sapendoli innocenti, il suo avvocato e l’intero Consiglio dell’Ordine. Con i suoi esposti e le sue invettive avrebbe oltraggiato e diffamato. Le accuse si sono rivelate infondate. E ora si sono ritorte contro. Riavvolgiamo il nastro. L’uomo, piccolo imprenditore, contesta la parcella presenta dal suo avvocato per assisterlo in un vicenda legale relativa alla sua azienda. A suo giudizio non doveva essere calcolata sulla base di un valore «non determinabile», criterio base che aveva fatto schizzare l’importo a 24mila euro. A quel punto non paga e chiede l’intervento dell’Ordine degli Avvocati di Bari per un parere di congruità. I professionisti, dopo avere esaminato tutte le carte, concludono ritenendo che il loro collega effettivamente aveva «sparato» un po’ alto. Il valore della prestazione, a loro giudizio, non era di 24mila euro, ma di 8mila.

Ma per il «nostro» non basta. Anche quella cifra gli sembra esagerata e così contesta la fondatezza del parere. Con espressioni piuttosto pesanti. Il suo legale - sostiene - non meritava la sua fiducia. E l’Ordine professionale «indecorosamente» lo avrebbe protetto. Il parere di congruità, sempre a suo dire, sarebbe stato espresso «con facilità e moltissima leggerezza senza esaminare nel merito la richiesta». Sia la Commissione preposta, sia l’intero Ordine sarebbero stati per l’uomo «compiacevolmente e benevolmente asseverati senza alcuna verifica né della produzione né della quantità di attività prodotta e svolta». Parole durissime, ma non è così se la Procura chiede nei suoi confronti il rinvio a giudizio per calunnia. Per l’accusa l’uomo ha incolpato ingiustamente il suo legale di tentata truffa, estorsione e appropriazione indebita, pur sapendolo innocente. Anche i componenti dell’allora Consiglio dell’Ordine sono individuati come persone offese. G. T. li accusa di avere omesso di denunciare il suo legale nonché loro collega. Nel procedimento l’Ordine, attraverso l’avvocato Gaetano Sassanelli, ha chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile.

Analoga richiesta potrebbe essere presentata dall’Ordine anche nell’altro procedimento, quello in cui i consiglieri sono come possibili vittime di oltraggio a Corpo amministrativo e diffamazione. L’imputato, stando all’accusa, «offendeva l’onore e il prestigio del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bari», indirizzando «una serie ripetitiva e sistematica di esposti e raccomandate, con le quali contestando la fondatezza del parere di congruità» e di alcune parcelle per competenze professionali emesse dal suo legale. E poi «esprimeva giudizi gravemente oltraggiosi e offensivi nei confronti del Consiglio dell’Ordine e dei suoi componenti accusandoli reiteratamente di mancata attenzione nell’esame della vicenda e della relativa documentazione, di scarsa trasparenza nelle attività e decisioni istituzionali con affermazioni dal contenuto ingiurioso».

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