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studi in contraddizione

Sismicità in Val D'Agri
i dubbi di Enzo Boschi

pozzo in val d'agri

di GIOVANNI RIVELLI

POTENZA - Ma la Val d’Agri è a forte rischio sismico o no? Che se lo chieda un semplice cittadino è inevitabile, ma se la domanda viene da Enzo Boschi, autentica autorità in campo geofisico, e a questo dubbio si sommano quelli su studi e attività estrattive c’è da prestare attenzione. E ieri Boschi ha pubblicato su «Il foglietto della ricerca», una nota sul tema dal titolo eloquente di «Petrolio e terremoti: bugie che sfiorano la verità». «Nel 2015 - ha scritto -, su un'importante rivista geofisica, si è verificata una cosa singolare. Prima è apparso un lavoro di un gruppo di geologi che identificava con grande precisione le caratteristiche di una pericolosa faglia sismica. Successivamente ne è apparso un altro, questa volta di un gruppo di sismologi, che dava una descrizione del tutto diversa e apparentemente molto più rigorosa della stessa zona sismogenetica. La faglia descritta in questo secondo lavoro apparentemente sembra meno pericolosa». Si parla della Val d’Agri e per Boschi «La cosa sarebbe da considerare una normale diatriba fra gruppi diversi» «se la zona considerata non fosse una di quelle a maggior pericolosità sismica del Paese. Di più: siamo in Val D'Agri, più precisamente nella zona di Montemurro, dove si trova il Pozzo Costa Molina 2, utilizzato dall'ENI per reiniettare i fluidi di scarto».

Boschi annuncia che si dedicherà a studiare la questione, ma spiega che «si racconta di lunghe e accese discussioni fra i due gruppi in varie occasioni ... Poi, come per incanto, la rappresentazione (più pericolosa) della faglia, quella del primo gruppo, è stata abbandonata ed è sopravvissuta solo quella del secondo gruppo, quella dei sismologi, considerata molto meglio vincolata da dati sperimentali». Ma intanto il geofisico osserva « che il primo lavoro è stato finanziato dall'Osservatorio della Val D'Agri che dipende dalla Regione Basilicata. Il secondo lavoro è invece finanziato nel quadro di una convenzione fra l'Eni e l'Ingv» e traccia un parallelo con l’emergenza causata dalle scosse emiliane dle 2012 affermando «che i personaggi in gioco sono in buona parte gli stessi».

Boschi ricorda che in Emilia «fu costituita allo scopo una Commissione, con acronimo Ichese, che "non escluse" la possibilità che le due forti scosse emiliane fossero state innescate dalle estrazioni petrolifere». «Si pensò allora - ricorda - che tutte le estrazioni nazionali andassero immediatamente interrotte, specialmente quelle in Val d'Agri, zona ad altissima pericolosità sismica» ma «"provvidenzialmente" un'altra commissione, costituita da 5 sismologi americani, escluse che le scosse emiliane fossero di origine "petrolifera" e il MISE ritenne così di poter ignorare i "dubbi" della Ichese». «Tuttavia - spiega - Ichese, cioè sismi prodotti dalle operazioni delle estrazioni petrolifere, non è stata mai smentita anche perché l'INGV, l'ente di Stato per eccellenza sulle questioni sismologiche, in pratica non ha validato i risultati dei 5 sismologi americani. Personaggi rispettabili ma consulenti pagati dall'Eni, quindi in evidente conflitto».

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