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tradizioni

Tre paesi in pellegrinaggio
alla «sedia del diavolo»

Sant'Alberto a Pietramontecorvino

di DINO DE CESARE

PIETRAMONTECORVINO - Si rinnova domani, lunedì 16 maggio, a Pietramontecorvino il rito millenario che unisce tre paesi, conosciuto come «processione dei palii». Ricorre il 128° pellegrinaggio dal borgo antico al sito archeologico di Montecorvino, un cammino che si sviluppa in 7 chilometri di devozione: al termine si raggiunge la «sedia del diavolo», l’imponente torre simbolo del sito dove sono ci sono i ruderi dell’antica cattedrale che fu dimora di Sant’Alberto. La processione è uno spettacolo di colori e partecipazione: si muoverà alle 8.30 da Pietramontecorvino composta da centinaia di donne, uomini e bambini preceduti da enormi palii, fusti d’albero addobbati con fazzoletti variopinti che vengono portati a braccia con l’aiuto di lunghe funi.
In mezzo, tra i palii e il popolo dei fedeli, c’è la statua del santo che unisce i tre paesi originari dell’antica Montecorvino: Motta, Volturino e Pietramontecorvino, ai quali si uniscono fedeli e cittadini dei tre centri emigrati in Italia e all’estero accomunati dalla devozione per Sant’Alberto. Tutti insieme, a piedi, percorrono i sette chilometri che separano il paese da Montecorvino. E’ una processione che si snoda in mezzo alla campagna, in un sentiero di terra battuta.

Il culto di Sant’Alberto si rinnova dal 12° secolo: la tradizione vuole che nel 1889, in seguito a una grave siccità, il popolo invocò l’aiuto del vescovo santo. Questi apparve in sogno a due donne, disse che i fedeli avrebbero dovuto compiere un pellegrinaggio penitenziale fino ai ruderi del monte Corvino. E così il 16 maggio di 122 anni fa il popolo dei tre paesi s’incamminò verso il monte portando la statua del patrono. Al ritorno arrivò la tanto sospirata pioggia. E ancora oggi, ai piedi dell’antica torre, dopo la messa, si svolge la stessa cerimonia propiziatoria: la statua viene portata in processione intorno ai ruderi dell’antica cattedrale e posizionata con il viso rivolto ai campi per impartire la benedizione ai raccolti. La tradizione del palio ha origini pagane come rito propiziatorio della fertilità, confluito poi nella pratica cristiana. Le donne offrivano al santo i loro fazzoletti per chiedere che il patrono proteggesse i loro uomini in guerra.

I palii, che possono raggiungere in alcuni casi i 20 metri, permettevano a chi restava in paese e non poteva partecipare alla processione di seguire la statua di Sant’Alberto anche a distanza. Ancora oggi il palio viene «vestito» con scialli e fazzoletti tenuti insieme con fasce per neonati. Un tempo la raccolta dei fazzoletti per molti giovani era forse l'unica occasione per conoscere e incontrare le donne, il cui nome veniva scritto su un pezzo di carta e appuntato a un angolo del fazzoletto sotto la fascia con cui era avvolto il palio.

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