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Commissione d'inchiesta
«Restano troppo negli hotspot»

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TARANTO - «La gestione dell’hotspot di Taranto non presenta particolari criticità, ma bisogna fare in modo che questi centri svolgano il loro ruolo di identificazione, fotosegnalazione e smistamento e non si trasformino in centri di permanenza». Lo ha detto Federico Gelli (Pd), presidente della Commissione d’inchiesta sui migranti, dopo la visita alla struttura hotspot di Taranto e le audizioni in prefettura del prefetto, del questore, del sindaco, del procuratore della Repubblica, del presidente della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale e del presidente dell’associazione 'Noi e Voi'.
Per l’ultimo flusso di migranti eritrei soggetti a ricollocazione europea, arrivati nel capoluogo ionico il 6 maggio scorso, la permanenza si è protratta oltre le 72 ore previste perché devono essere ricollocati al Cara (Centro di accoglienza richiedenti asilo) di Bari e non ci sono ancora posti disponibili.

«Questo - ha detto Gelli - può diventare un problema perché sono centri non attrezzati per altri scopi ed è una delle questioni che esporremo al governo nella relazione che consegneremo entro l’estate. Tutta la filiera, ovviamente, deve funzionare. Per il resto possiamo dire che l’hotspot di Taranto svolge il suo ruolo bene. E’ gestito dal Comune, ed è una situazione anomala ma positiva, con il coordinamento della Prefettura e il supporto delle associazioni di volontariato. Dal giorno del primo arrivo di migranti all’hotspot di Taranto, il 17 marzo scorso, ne sono arrivati 2.381. Coloro che hanno chiesto asilo e protezione internazionale sono stati smistati nei centri Cara e Cas (Centri di accoglienza straordinaria)».

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