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Cava dei dinosauri
l’esproprio è vicino

La scoperta risale al 1999. Un tempo troppo lungo è trascorso e non c’è né una fruizione del sito né sono pronti progetti di valorizzazione turistica

dinosauri altamura

la cava con le orme di dinosauri

di ONOFRIO BRUNO

ALTAMURA - Passo avanti per l’esproprio dell’area circostante il sito paleontologico con migliaia di impronte di dinosauri. Il Ministero per i beni e le attività culturali ha rilasciato il decreto con la dichiarazione di «pubblica utilità» finalizzata alla procedura di acquisizione dell’area dall’attuale proprietà privata per immetterlo nel patrimonio del Comune di Altamura. Il sindaco Giacinto Forte ha ritirato personalmente questo atto, recandosi nei giorni scorsi a Roma, presso la Direzione generale Archeologia del Mibact.

Più di uno, sia sui social network che a livello politico (come il Partito Democratico), ha avuto da ridire: «Non era meglio farsi inviare il provvedimento via Pec?». Considerazioni a parte, si tratta di un punto fermo in un iter complesso che va avanti, fra accelerazioni e frenate, da oltre sedici anni. La scoperta, infatti, risale al 1999. Un tempo troppo lungo è trascorso e non c’è né una fruizione del sito né sono pronti progetti di valorizzazione turistica.

La priorità resta la conservazione delle orme ed a questa finalità è stata destinata la somma di un milione di euro dallo stesso Ministero, nell’ambito del piano triennale di tutela del patrimonio. La «pubblica utilità» è un tassello in più, ora il Comune dovrà interloquire direttamente con la proprietà privata, per giungere al risultato finale che contempla comunque l’ade - sione volontaria da parte di chi viene espropriato (sulla base del Codice dei Beni culturali e del paesaggio del 2004). Inevitabile la soddisfazione del sindaco. La linea del primo cittadino e della maggioranza è sposata dal movimento culturale Spiragli: «Il nostro sogno di restituire il sito paleontologico più importante al mondo all’umanità sta per divenire, finalmente, realtà».

L’ultimo atto burocratico, di emanazione ministeriale, si riferisce alla procedura avviata dal consiglio comunale con una delibera di circa due mesi fa. Si è stabilito di procedere all’esproprio fissando un prezzo di 766.000 euro per acquisire un’area di 17 ettari (cava e pascolo), cioè tutta la parte che circonda la paleosuperficie con le impronte che, invece, è già vincolata dallo Stato, sin dal 2000. Questo è sempre stato il nodo da sciogliere per l’impossibilità sia per i turisti di accedere al sito vero e proprio che per le autorità pubbliche di effettuare interventi poiché non si possono spendere fondi pubblici su particelle private. E, infatti, un precedente stanziamento di un milione di euro per la realizzazione dell’accesso al sito è andato in fumo negli anni scorsi.

Sul prezzo fissato dall’assise rimane la «tregua armata» poiché l’opposizione consiliare ed anche associazioni ritengono che sia troppo elevato rispetto ai 535.000 euro che erano stati fissati in una precedente delibera di consiglio a luglio del 2014. Ad ogni modo, si va avanti con questa procedura su cui c’è anche il via libera da Roma.

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