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il giallo di avetrana

Omicidio Scazzi, Sabrina insiste
sui domiciliari in una Comunità

Nuova mossa della difesa in attesa delle motivazioni della sentenza di condanna di un anno fa

Omicidio Scazzi, Sabrina insiste  sui domiciliari in una Comunità

di Mimmo Mazza

TARANTO - Franco Coppi e Nicola Marseglia, avvocati di Sabrina Misseri insistono e, dopo aver ricevuto disco rosso dalla corte d’assise d’appello, chiedono al tribunale dell’appello di concedere alla 28enne di Avetrana, condannata all’ergastolo in primo e secondo grado per il sequestro e l’omicidio (in concorso con la madre Cosima Serrano) della cugina Sarah Scazzi, gli arresti domiciliari in una comunità diocesana di Fabriano specializzata nell’accoglimento di persone disagiate.

Ieri mattina si è svolta l’udienza dinanzi al collegio di magistrati presieduto da Alessandro De Tomasi nel corso della quale gli avvocati Nicola Marseglia oltre a riportarsi a quanto contenuto nelle sette pagine di ricorso, hanno anche presentato una ulteriore memoria difensiva.

A finire nel mirino degli avvocati è stata l’ordinanza con la quale la corte d’assise d’appello lo scorso 4 aprile ha confermato - sia per lei che per la madre, che però non ha ancora fatto ricorso - la custodia cautelare in carcere. Sabrina si trova rinchiusa nella casa circondariale di Taranto dal 15 ottobre del 2010, dunque da oltre cinque anni e mezzo e se entro il prossimo 15 ottobre non sarà intervenuta una sentenza definitiva, tornerà in libertà per decorrenza dei termini. Diverso il discorso per Cosima Serrano, arrestata il 26 maggio del 2011.

La corte d’assise d’appello nel motivare il no al collocamento nella comunità diocesana indicata dalla difesa della Misseri, ha scritto che «la richiesta misura degli arresti domiciliari non risulta adeguata a contenere i prevedibili impulsi aggressivi della Misseri, la quale non si è impegnata a comprendere e a razionalizzare le ragioni dell’azione omicida in danno della cugina, che non può ritenersi semplicisticamente espressione di una condotta occasione ed estemporanea, rappresentando al contrario l’epilogo di una vicenda inter-personale con risvolti complessi sul piano intra-psichico e relazionale, in cui era coinvolto anche Ivano Russo, oggetto di desiderio e di una profonda disillusione, in cui si è sempre voluta rappresentare come figura adulta di riferimento della cugina, senza sapere comprendere e gestire l’evoluzione adolescenziale della ragazzina. Alla luce del contesto emergente dalla sentenza di condanna si deve escludere - si legge nel provvedimento - la possibilità che l’allocazione presso una comunità protetta, che è stata richiesta dall’imputata, possa costituire una soluzione compatibile con la sua elevata pericolosità sociale».

Di tutt’altro avviso gli avvocati Marsegli e Coppi secondo i quali «non vi è chi non veda come la permanenza in carcere di Sabrina Misseri sia, allo stato, determinata esclusivamente dalla severa condanna riportata, circostanza che invece di esaurire la sua inequivoca valenza cautelare sul piano della gravità indiziaria, viene sistematicamente opposta anche a sostegno della inalterata permanenza delle esigenze cautelari».

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