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Tra sponsor persi e violazioni del contratto

I danni del calcioscommesse
«Masiello paghi 8,5 milioni»

I danni del calcioscommesse«Masiello paghi 8,5 milioni»

di Giovanni Longo

BARI - Dalla revoca delle sponsorizzazioni alle sanzioni inflitte per responsabilità oggettiva; dall’azzeramento del valore del cartellino, con riflessi sul bilancio, alle violazioni del contratto da professionista. Per non parlare della reputazione, dell’immagine e del marchio. Per la curatela fallimentare dell’Associazione Sportiva Bari, Andrea Masiello, il calciatore divenuto un po’ il simbolo del calcioscommesse, ha provocato davvero tanti danni. Quanti per l’esattezza? Circa 8,5 milioni di euro. A quantificarli l’avvocato Pino Pepe che, su mandato dei curatori fallimentari, il prof. Gianvito Giannelli e il commercialista Marcello, ha citato in giudizio l’ex difensore biancorosso. Il processo inizierà il 5 luglio prossimo, davanti alla sezione lavoro del Tribunale di Milano.

Accanto a domande «ordinarie», ad esempio avanzate da operai e impiegati che rivendicano propri diritti, spunta una causa «pilota» in Italia e che potrebbe fare da apripista. È una delle prime cause, infatti, in cui una società professionistica (in questo caso ciò che resta, ovvero la curatela fallimentare), per soddisfare i creditori, chiede conto a chi avrebbe contribuito a quel fallimento. Scorrendo le 21 pagine del ricorso sembra quasi di rivedere la tribolata stagione in cui ogni giorno spuntavano presunte partite truccate. Molte di queste erano state giocate dal Bari.

La premessa del ricorso è che Masiello, oggi in forza all’Atalanta, sia davanti alla giustizia sportiva, sia davanti a quella penale, ha ammesso di avere partecipato a delle combine. Tutti comportamenti che, a giudizio dei ricorrenti, «evidenziano anche una coesistente responsabilità di natura extracontrattuale derivante dagli illeciti». Ad essere compromessa è stata soprattutto «l’immagine e la reputazione della società sportiva». «Non può essere sottaciuto - si legge - il discredito riversato nell’opinione pubblica e più in particolare in quella sportiva sulla società del Bari, additata nell’ambiente sportivo come sleale e dedita a truccare le partite di calcio, con gli evidenti e intuibili danni economici conseguenti anche alle penalizzazioni subite».

Masiello ha percepito dal Bari complessivamente 2,5 milioni di euro. Eppure, con le sue condotte, si sostiene sempre nel ricorso, ha commesso «gravi violazioni agli obblighi di lealtà, probità, fedeltà e correttezza» assunti con i «contratti di lavoro per prestazioni sportive stipulate con l’As Bari Spa». Di qui il conseguente inadempimento di natura contrattuale. E la richiesta di danni avanzata nei suoi confronti.

Prendiamo la comproprietà con l’Atalanta, poi. Con lo scandalo si è svalutata la metà del cartellino. In un lampo 3,5 milioni di euro sono andati in fumo. Alcuni sponsor, poi, dopo lo scandalo, non hanno rinnovato o hanno revocato i contratti. «Gravissimi» e «irreparabili» i danni subiti, a detta della curatela fallimentare, «in termini di discredito lesione all’immagine e alla reputazione, con conseguente perdita di prestigio e detrimento dell’immagine e della credibilità pubblica della società calcistica che rappresenta la città di Bari». Che Masiello, oggi in forza all’Atalanta, in serie A, paghi per tutto questo, dunque. Una causa, quella intentata davanti al Tribunale del lavoro di Milano, che potrebbe non essere isolate. L’avvocato Pepe è al lavoro per una sorta di «protocollo Masiello», inteso come estensione dello schema del ricorso anche ad altri ex calciatori che hanno patteggiato in sede penale le combine. Le diffide sarebbero già pronte.

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